Ci sono estremismi che fanno paura e altri che fanno carriera, tutto dipende dalla direzione verso cui sono rivolti.
Se un imam predicasse la fedeltà a Putin o inneggiasse a un movimento dell’estrema destra europea, scatterebbero allarmi, interrogazioni parlamentari, speciali televisivi e appelli in difesa della democrazia. Se invece è un imam vicino al regime degli ayatollah, quello stesso regime che finanzia Hezbollah, arma milizie in tutto il Medio Oriente e promette da decenni la distruzione di Israele, allora tutto diventa improvvisamente più sfumato, e giù un gran parlare di questione culturale, di religione, di contesto.
Certe personcine (sappiamo tutti di chi stiamo parlando) hanno sviluppato un talento particolare: riconoscere il fanatismo solo quando fa comodo. Il resto lo archiviano sotto la voce “dialogo”, “pluralismo”, “integrazione”. Finché un giorno scoprono che il problema non è arrivato da fuori ma era stato invitato, applaudito e lasciato parlare.
L’estremismo più pericoloso, in fondo, è quello che smetti di vedere perché ti sei abituato alla sua presenza. E quando finalmente apri gli occhi, di solito è già troppo tardi.
Bidoni della spazzatura
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