Per anni ci hanno ripetuto che bisognava “ascoltare i palestinesi”. Sembrava un invito al dialogo ma ora scopriamo che in realtà era sì un invito ma selettivo.
Perché quando un palestinese denuncia Israele, diventa subito una voce autentica, coraggiosa, da rilanciare. Quando invece denuncia Hamas, racconta le torture, la repressione, la paura e il soffocamento di Gaza, improvvisamente cala il silenzio. Diventa insomma il dissidente sbagliato, quello che rovina il copione.
Eppure è proprio lui a meritare di essere ascoltato perché parlare contro Israele, in molti ambienti occidentali, apre porte mentre parlare contro Hamas può costare la vita.
Non esiste forma più raffinata di paternalismo che decidere quali oppressi abbiano il diritto di parlare e quali, invece, debbano tacere. I palestinesi vengono considerati credibili soltanto quando confermano ciò che una parte dell’Occidente ha già deciso di pensare. Tutti gli altri non sono testimoni ma rumori di fondo. E i rumori di fondo, si sa, si eliminano spegnendo il microfono.
Bidoni della spazzatura
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