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⌥ Il medico giusto

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Ogni guerra ha i suoi morti e ogni epoca sceglie i suoi simboli. In queste ore l’attenzione di una parte del mondo sanitario italiano si concentra sul medico palestinese detenuto da Israele. È legittimo chiedere che ogni detenuto sia trattato nel rispetto della legge, che le accuse siano provate e che i diritti siano garantiti. È ciò che distingue una democrazia da una dittatura.

Ma c’è una domanda che resta sospesa: dov’erano le stesse preoccupazioni e gli stessi appelli quando Hamas trasformava gli ospedali in basi operative? Dov’erano le mobilitazioni per i medici israeliani assassinati il 7 ottobre, per le équipe sanitarie massacrate mentre soccorrevano i feriti, per gli ospedali presi in ostaggio dai terroristi?Il problema non è difendere un medico ma difendere sempre i medici. Tutti. Senza chiedere prima quale passaporto abbiano, quale bandiera sventoli sopra il loro ospedale o quale causa sembri più redditizia sul piano dell’indignazione.

Esistono ormai vittime che aprono i telegiornali e vittime che non riescono nemmeno a entrare in una nota a piè di pagina. Medici che diventano il volto dell’umanità e altri che scompaiono nel rumore di fondo. La compassione selettiva è una pessima medicina. E, soprattutto, non cura nessuno e, semmai, è un germe che ammala.


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