Home > Approfondimenti > La Giordania sotto tiro per il ruolo strategico accanto agli Usa

La Giordania sotto tiro per il ruolo strategico accanto agli Usa

Dopo gli attacchi missilistici contro Aqaba, Amman protesta con Teheran mentre cresce il peso del regno hascemita nelle operazioni militari americane in Medio Oriente

Shira Navon

Tempo di Lettura: 3 min
La Giordania sotto tiro per il ruolo strategico accanto agli Usa

Gli attacchi missilistici iraniani contro la città giordana di Aqaba segnano un nuovo salto di qualità nello scontro tra Teheran e il blocco occidentale. Per la prima volta dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, il regno hascemita si ritrova direttamente nel mirino della Repubblica islamica, che accusa Amman di mettere il proprio territorio a disposizione delle operazioni militari americane. La Giordania ha reagito convocando un rappresentante dell’ambasciata iraniana e presentando una protesta formale contro quelli che definisce attacchi inaccettabili e dichiarazioni apertamente ostili.

Secondo il ministero degli Esteri giordano, le infrastrutture civili e militari del Paese continuano a funzionare regolarmente, ma cresce la preoccupazione per il deterioramento della sicurezza. Fonti giordane hanno riferito che all’interno del regno si sta diffondendo un forte risentimento nei confronti dell’Iran, alimentato sia dagli attacchi missilistici sia dalla campagna propagandistica lanciata dai Pasdaran per incitare la popolazione contro la monarchia hascemita.

Nei giorni scorsi i Guardiani della Rivoluzione hanno diffuso messaggi rivolti direttamente ai cittadini giordani, invitandoli ad attaccare le forze americane presenti nel Paese e definendole responsabili della morte di musulmani in numerosi teatri di guerra. Un appello che Amman considera un’incitazione diretta alla violenza e un’ingerenza negli affari interni del regno.

Secondo un’analisi pubblicata dal New York Times, la crescente pressione iraniana è strettamente legata al ruolo assunto dalla Giordania nella strategia militare americana. Negli ultimi mesi Washington ha progressivamente trasferito uomini e mezzi da alcune basi situate negli Stati del Golfo verso installazioni considerate più sicure, tra cui quelle giordane e israeliane. Dopo che Paesi come Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti hanno limitato l’impiego delle proprie basi per operazioni offensive contro l’Iran, la Giordania è diventata uno dei principali punti d’appoggio delle forze statunitensi.

La differenza rispetto alle ricche monarchie del Golfo è soprattutto politica ed economica. Mentre i grandi produttori di petrolio possono permettersi un margine di autonomia nei confronti di Washington, la Giordania dipende in misura molto maggiore dagli aiuti economici e militari americani. Secondo diversi analisti, questa dipendenza rende molto difficile per Amman opporsi alle richieste della Casa Bianca, anche quando comportano un aumento dei rischi per la propria sicurezza.

Il prezzo di questa collaborazione è già elevato. Negli ultimi giorni una serie di attacchi iraniani contro basi americane in territorio giordano ha provocato la morte di due militari statunitensi, il ferimento di numerosi altri soldati e danni significativi ad alcune installazioni militari, compresi elicotteri impiegati nelle operazioni regionali. Si tratta della quarta offensiva contro obiettivi americani in Giordania nell’arco di una settimana.

La presenza militare degli Stati Uniti nel Paese non è una novità. Da decenni Washington utilizza basi aeree giordane come piattaforme logistiche e operative per le missioni in Medio Oriente. Secondo gli ultimi dati del Congresso americano, nel regno sono schierati circa quattromila militari statunitensi. Parallelamente, il sostegno economico e militare fornito dagli Stati Uniti ad Amman è cresciuto costantemente negli ultimi quindici anni, consolidando una delle alleanze più strette dell’area.

Per Teheran, colpire la Giordania significa quindi aumentare il costo della presenza americana nella regione e tentare di incrinare un rapporto strategico costruito in decenni di cooperazione. Per il regno hascemita, invece, la sfida consiste nel mantenere l’alleanza con Washington senza trasformarsi nel principale bersaglio della guerra regionale. Un equilibrio sempre più difficile, mentre il conflitto continua ad allargarsi ben oltre i confini di Israele e dell’Iran.