Negare pubblicamente il diritto di Israele a esistere o invocarne la distruzione potrebbe diventare un reato in Germania, punibile con una multa o con una pena fino a cinque anni di carcere. Il Bundesrat, l’organo federale che rappresenta i sedici Länder tedeschi, ha approvato a larga maggioranza una proposta di legge destinata a modificare il paragrafo 130 del codice penale, dedicato all’incitamento all’odio. Il testo dovrà ora essere esaminato dal Bundestag e, fino al completamento dell’iter parlamentare, non entrerà in vigore.
La norma riguarda le dichiarazioni pronunciate pubblicamente o durante una manifestazione che neghino il diritto all’esistenza dello Stato di Israele oppure ne sollecitino l’eliminazione. Perché scatti la responsabilità penale, tuttavia, non sarà sufficiente una generica contestazione politica. Le parole dovranno essere espresse in una forma idonea a favorire la disponibilità a compiere violenze antisemite o altri atti arbitrari contro gli ebrei. Una precisazione decisiva, attraverso la quale i promotori intendono distinguere la critica alle decisioni del governo israeliano dalla propaganda che mira alla cancellazione dello Stato ebraico.
L’iniziativa è partita dal governo regionale dell’Assia ed è stata sostenuta dal presidente del Land, Boris Rhein, e dal ministro regionale della Giustizia Christian Heinz, entrambi esponenti della CDU. Secondo i promotori, la legislazione attuale presenta una lacuna, poiché la negazione del diritto di Israele a esistere può essere perseguita soltanto quando ricorrono gli estremi di altri reati, come l’incitamento all’odio, l’approvazione di azioni criminali o l’impiego di simboli e slogan riconducibili a organizzazioni terroristiche.
La proposta inserirebbe quindi una previsione esplicita nel codice penale tedesco, riconoscendo che gli appelli alla distruzione di Israele possono costituire una forma specifica di antisemitismo. Fra gli esempi evocati durante il dibattito figurano le mappe nelle quali lo Stato ebraico viene cancellato e alcune parole d’ordine diffuse nelle manifestazioni anti-israeliane, quando il loro significato supera la contestazione delle politiche di Gerusalemme e si trasforma nell’auspicio della scomparsa del Paese.
Rhein ha precisato che il provvedimento non intende impedire la critica al governo israeliano, tutelata dalla libertà di espressione, e ha ricordato la responsabilità particolare della Germania nella protezione della vita ebraica. La proposta nasce anche dalla convinzione che l’antisemitismo contemporaneo si presenti sempre più spesso sotto forma di radicale ostilità verso Israele, rendendo difficile applicare norme concepite per manifestazioni più tradizionali dell’odio antiebraico.
L’ambasciatore israeliano in Germania, Ron Prosor, ha accolto favorevolmente il voto, definendolo un segnale netto contro chi tenta di trasformare la delegittimazione di Israele in uno strumento di mobilitazione politica. Dopo il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023, la Germania ha registrato una forte crescita degli episodi antisemiti, accompagnata da aggressioni, intimidazioni e manifestazioni nelle quali sono state scandite parole d’ordine contro l’esistenza stessa dello Stato ebraico.
Il progetto ha suscitato anche obiezioni di carattere costituzionale. Il servizio scientifico del Bundestag e alcuni giuristi hanno sollevato dubbi sulla compatibilità della norma con l’articolo 5 della Legge fondamentale, che tutela la libertà di opinione. Il rischio indicato dai critici è quello di introdurre una disciplina costruita attorno a una specifica posizione politica, mentre i sostenitori replicano che il testo lega la punibilità alla concreta capacità delle dichiarazioni di alimentare violenze antisemite.
Il confronto si sposterà dopo la pausa estiva al Bundestag, al quale spetta la decisione definitiva. Qualora la proposta venisse approvata, la Germania sarebbe il primo Paese europeo a introdurre nel proprio codice penale un reato formulato espressamente contro la negazione del diritto di Israele a esistere.
Il valore della misura va dunque oltre la sua applicazione giudiziaria. Per la Germania, nata dalle rovine del nazismo e impegnata da decenni a considerare la sicurezza di Israele parte della propria ragion di Stato, si tratta di stabilire dove finisca la libertà di espressione e dove cominci una forma di istigazione capace di riportare l’odio antiebraico dalle piazze alla violenza.