L’esercito israeliano ha annunciato la distruzione di circa 3.500 infrastrutture militari di Hezbollah nel Libano meridionale, al termine di otto mesi di operazioni condotte dalla brigata corazzata 7. Secondo il bilancio diffuso mercoledì 4 novembre da Tsahal, durante la campagna sono stati uccisi circa 400 miliziani dell’organizzazione sciita e sequestrate centinaia di armi. I reparti della brigata hanno completato il loro dispiegamento e sono rientrati in Israele, mentre proseguono le attività militari destinate a impedire la ricostituzione delle postazioni di Hezbollah lungo il confine settentrionale dello Stato ebraico.
Le operazioni si sono concentrate soprattutto nella valle del Saluki, nei dintorni del villaggio di Qantara e nelle aree che si estendono verso il fiume Litani, una regione caratterizzata da rilievi accidentati e attraversata da una rete di strade secondarie che Hezbollah ha utilizzato per anni per organizzare la propria presenza militare. Secondo l’esercito israeliano, l’organizzazione aveva trasformato numerose località in un sistema difensivo articolato, con postazioni fortificate e collegamenti sotterranei progettati per resistere anche a operazioni terrestri prolungate.
La scoperta più significativa è avvenuta nell’area di Qantara, dove i militari israeliani hanno individuato complessi sotterranei capaci, secondo Tsahal, di ospitare centinaia di combattenti. Uno dei tunnel raggiungeva quasi due chilometri di lunghezza ed era dotato di ambienti destinati alla permanenza dei miliziani, una cucina e impianti per la distribuzione dell’energia elettrica. Le installazioni, che l’esercito ha descritto come vere e proprie città rifugio, sarebbero state realizzate grazie ai finanziamenti iraniani destinati negli anni al rafforzamento militare di Hezbollah.
La loro demolizione ha richiesto l’intervento dell’unità specializzata del genio militare Yahalom, impegnata insieme ai carristi e ai reparti di fanteria nella localizzazione degli accessi e nella neutralizzazione degli esplosivi. La presenza di mine e ordigni disseminati lungo i percorsi di avanzata ha complicato le operazioni, costringendo i militari ad aprire nuovi passaggi per consentire ai mezzi corazzati di raggiungere le posizioni individuate verso il Litani e il settore del castello di Beaufort.
L’importanza strategica dell’area deriva dalla sua vicinanza al confine israeliano e dal ruolo che le infrastrutture militari costruite da Hezbollah hanno avuto nella preparazione di eventuali offensive contro le comunità della Galilea. La risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvata nel 2006 dopo la seconda guerra del Libano, prevedeva che la zona compresa tra la Linea Blu e il Litani fosse libera da personale armato e armamenti diversi da quelli delle forze libanesi e della missione UNIFIL. La presenza delle installazioni individuate da Israele conferma, secondo Tsahal, quanto Hezbollah abbia consolidato nel tempo le proprie capacità militari in quella regione.
Il rientro della brigata 7 segna la conclusione di una fase operativa particolarmente impegnativa, anche se il comando israeliano ha chiarito che continuerà a intervenire contro le infrastrutture considerate una minaccia per i civili e le forze di sicurezza, nel quadro dell’accordo di cessate il fuoco.
Resta aperta la questione della capacità delle autorità libanesi di esercitare un controllo effettivo sul territorio meridionale e impedire il ritorno dei miliziani nelle posizioni smantellate. Per Israele, la tenuta della sicurezza lungo il confine dipenderà anche dall’effettiva applicazione degli impegni assunti da Beirut e dalla possibilità di impedire che i finanziamenti e i rifornimenti iraniani consentano a Hezbollah di ricostruire la propria rete militare.

