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Michigan, Israele spacca i dem prima del voto

Una deputata filo-israeliana sostiene il candidato repubblicano al Senato e scatena una crisi nel partito

Alessandro Carmi

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Michigan, Israele spacca i dem prima del voto
Foto da Wikipedia

La frattura sulla questione israeliana scuote il Partito democratico americano a quarantotto ore dalle elezioni di metà mandato. Haley Stevens, deputata del Michigan e convinta sostenitrice di Israele, ha annunciato che voterà per il repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato, voltando le spalle ad Abdul El-Sayed, candidato del suo stesso partito. Una decisione clamorosa, soprattutto perché Stevens aveva perso contro El-Sayed le primarie di agosto e si era impegnata a sostenerlo nella sfida elettorale.

Il gesto ha provocato una rivolta ai vertici democratici. Chuck Schumer, leader del partito al Senato, ha parlato di «spregevole tradimento», mentre Nancy Pelosi ha accusato Stevens di mettere a rischio il futuro delle famiglie del Michigan. Alle critiche si è unito Zohran Mamdani, sindaco di New York e figura di riferimento della sinistra radicale americana. Donald Trump, al contrario, ha accolto con entusiasmo l’annuncio, invitando la deputata a passare nelle file repubblicane.

Dietro lo scontro personale si consuma una battaglia politica che attraversa da tempo il Partito democratico. El-Sayed, medico ed ex responsabile della sanità pubblica della contea di Wayne, appartiene all’ala progressista più critica verso Israele e sostiene l’interruzione degli aiuti militari americani allo Stato ebraico. La sua vittoria alle primarie, ottenuta per meno di un punto percentuale malgrado il consistente sostegno finanziario ricevuto da Stevens attraverso organizzazioni vicine all’AIPAC, aveva già mostrato quanto fosse profonda la divisione.

A precipitare la situazione è stata una campagna pubblicitaria finanziata da un’organizzazione esterna, nella quale Israele veniva accusato di genocidio e gli aiuti americani allo Stato ebraico erano collegati all’aumento dei prezzi alimentari negli Stati Uniti. Stevens ha denunciato il carattere antisemita del messaggio, chiedendo a El-Sayed di condannarlo pubblicamente. Il candidato democratico ha preso le distanze dal contenuto, precisando che la pubblicità era estranea alla sua campagna, e ha accusato la collega di voler riaprire una competizione ormai conclusa.

La rottura si è consumata domenica a Detroit, dove Stevens avrebbe dovuto partecipare con El-Sayed a una funzione religiosa destinata a mobilitare gli elettori afroamericani. La deputata ha scelto invece un’altra chiesa, presentandosi accanto a Rogers e annunciando il proprio sostegno al candidato repubblicano. Ha ribadito di considerarsi una democratica, benché la direzione statale del partito abbia immediatamente preso le distanze da lei.
La vicenda ha assunto anche una dimensione personale. Stevens ha criticato i rapporti di El-Sayed con Hasan Piker, influencer accusato di aver diffuso dichiarazioni offensive verso gli ebrei. Le tensioni hanno investito lo stesso entourage della deputata, con le dimissioni del suo capo di gabinetto e di altri collaboratori.

Il Michigan rappresenta uno degli Stati decisivi per il controllo del Senato. Nel 2024 la democratica Elissa Slotkin aveva sconfitto Rogers per meno di ventimila voti, confermando quanto possa pesare anche uno spostamento limitato dell’elettorato. La comunità ebraica locale, pur numericamente ridotta, potrebbe quindi assumere un’importanza particolare. Al suo interno, tuttavia, le posizioni restano divise, con una parte degli elettori intenzionata a sostenere El-Sayed per impedire una vittoria repubblicana.

Se El-Sayed vincesse, diventerebbe il primo musulmano eletto al Senato americano. Qualunque sia il risultato, il caso Stevens lascia aperta una questione destinata a pesare sul futuro dei democratici. La crescente ostilità verso Israele di una parte dell’elettorato progressista sta mettendo in difficoltà i sostenitori storici dello Stato ebraico, costringendo il partito a confrontarsi con divisioni che la guerra di Gaza ha reso sempre più profonde. E che, ormai, possono arrivare a determinare persino la scelta di votare per l’avversario politico.