Boy George è arrivato in Israele per due concerti a Tel Aviv e lunedì 2 novembre è stato ricevuto a Gerusalemme dal presidente Isaac Herzog. La visita della star britannica, diventata negli ultimi anni una delle voci più riconoscibili della solidarietà con lo Stato ebraico nel mondo dello spettacolo, assume un significato particolare mentre il boicottaggio culturale di Israele continua a dividere artisti, organizzatori e istituzioni internazionali.
L’ex leader dei Culture Club, protagonista della musica pop degli anni Ottanta con successi come Karma Chameleon e Do You Really Want to Hurt Me, ha scelto di esibirsi davanti al pubblico israeliano il 4 e il 7 novembre alla Menora Mivtachim Arena. Il secondo appuntamento, al quale parteciperà anche il DJ israeliano Ofer Nissim, sarà dedicato alla comunità del festival Nova, colpita dal massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023.
La vicinanza del cantante a Israele si è consolidata proprio attraverso l’incontro con i sopravvissuti e i familiari delle vittime di quella strage. Dopo aver visitato a Londra una mostra dedicata al Nova, Boy George ha inciso We Will Dance Again, una canzone accompagnata dalle immagini dei giovani assassinati durante il festival. Il titolo richiama la promessa, diventata un simbolo per i sopravvissuti, di tornare a vivere e a ballare dopo l’orrore.
Durante il ricevimento presidenziale, al quale hanno partecipato anche la moglie di Herzog, Michal, e l’imprenditore Sylvan Adams, promotore della visita, il capo dello Stato israeliano ha ringraziato l’artista per le sue prese di posizione pubbliche. Herzog ha richiamato l’attenzione sulle discriminazioni che colpiscono israeliani ed ebrei negli ambienti culturali, osservando quanto sia grave che proprio il mondo dell’arte, tradizionalmente associato alla libertà di espressione e allo scambio fra popoli, diventi un luogo di esclusione.
Alla cerimonia era presente anche Elkana Bohbot, rapito dai terroristi durante il festival Nova e liberato dopo 738 giorni di prigionia nella Striscia di Gaza. Rivolgendosi al cantante, Bohbot ha ricordato che quelle parole, «balleremo ancora», rappresentano per chi è sopravvissuto una concreta affermazione di libertà. Un significato che Boy George ha voluto condividere pronunciando in ebraico la promessa di tornare a danzare.
La scelta dell’artista ha avuto conseguenze anche sulla sua carriera. La pubblicazione del brano, nel luglio scorso, ha suscitato polemiche e contrasti nell’industria discografica, fino alla rottura con un dirigente della sua etichetta. Il cantante ha inoltre raccontato di aver ricevuto minacce e incontrato difficoltà nel trovare musicisti disposti ad accompagnarlo in Israele.
A spingerlo a esporsi, ha spiegato, sono state soprattutto le conversazioni con amici ebrei britannici che conosce dall’adolescenza e che, dopo il 7 ottobre, hanno cominciato a sentirsi insicuri nel proprio Paese. Una paura che lo ha colpito profondamente, inducendolo a intervenire pubblicamente contro l’antisemitismo.
Durante il soggiorno a Gerusalemme, Boy George ha visitato anche il Museo della Tolleranza, dove una mostra raccoglie fotografie e testimonianze delle donne coinvolte nella tragedia del 7 ottobre. Un’esperienza che ha rafforzato il legame personale dell’artista con le vittime e le loro famiglie.
Per i due concerti sono stati messi a disposizione gratuitamente 1.500 biglietti destinati ai sopravvissuti del Nova e ai familiari delle persone assassinate. Sul palco del 4 novembre salirà anche il cantante israeliano Ivri Lider.
Il ritorno di Boy George in Israele, dove si era già esibito nel 2017, arriva in un momento in cui molti artisti internazionali evitano il Paese per timore delle contestazioni. La sua decisione potrebbe contribuire a riaprire uno spazio per gli spettacoli stranieri, fortemente ridotti negli ultimi anni. Intanto, per le famiglie del Nova, il concerto del 7 novembre offrirà qualcosa di più immediato e personale, la possibilità di ritrovarsi insieme attraverso quella musica che i terroristi avevano cercato di trasformare in un ricordo di morte.

