La magistratura francese ha aperto un’inchiesta per presunti crimini di guerra commessi dall’esercito israeliano durante le operazioni militari in Libano. Due giudici istruttori del tribunale di Parigi, specializzati nei crimini contro l’umanità, dovranno accertare le circostanze di un bombardamento avvenuto a Beirut il 26 novembre 2024, poche ore prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah. È la prima indagine giudiziaria avviata in Francia sulle operazioni israeliane in territorio libanese.
Il procedimento trae origine dalla denuncia presentata nella primavera del 2026 dall’artista franco-libanese Ali Cherri, sostenuto dalla Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH). Nell’attacco aereo contro un edificio del quartiere Noueiri, nel centro della capitale libanese, morirono anche i suoi genitori, rispettivamente di 87 e 77 anni. Cherri sostiene che l’operazione abbia colpito deliberatamente un obiettivo civile, in violazione delle norme internazionali che disciplinano la condotta delle ostilità.
La vicenda presenta una particolarità giuridica. Poiché i genitori dell’artista erano cittadini libanesi, la denuncia non poteva fondarsi direttamente sulla loro uccisione per stabilire la competenza della magistratura francese. I legali hanno quindi richiamato i danni subiti dai beni di proprietà di Cherri, titolare anche della cittadinanza francese, per sostenere la possibilità di procedere davanti ai tribunali di Parigi.
L’indagine riguarda ipotesi di distruzione di beni civili, attacchi deliberati contro la popolazione e impiego di metodi di combattimento suscettibili di provocare sofferenze superflue. Si tratta di contestazioni che dovranno essere esaminate dai magistrati attraverso l’acquisizione di documenti e testimonianze, oltre all’eventuale ricostruzione delle decisioni militari che precedettero il bombardamento.
L’apertura dell’istruttoria costituisce un passaggio procedurale e non implica che siano già state accertate responsabilità penali. I giudici dovranno stabilire, tra l’altro, quale fosse la natura dell’obiettivo colpito, se nell’edificio si trovassero installazioni o appartenenti a Hezbollah e quali informazioni fossero disponibili ai responsabili dell’operazione al momento dell’attacco.
La difesa di Cherri considera la decisione un precedente importante. Clémence Bectarte, avvocata dell’artista, l’ha definita una svolta storica per l’accesso alla giustizia delle vittime civili del conflitto. L’inchiesta potrebbe tuttavia incontrare ostacoli considerevoli, soprattutto per quanto riguarda l’acquisizione di informazioni militari israeliane e l’eventuale collaborazione delle autorità di Gerusalemme.
Israele sostiene che le proprie operazioni in Libano siano dirette contro Hezbollah, organizzazione armata sostenuta dall’Iran, che per anni ha costruito infrastrutture militari nel sud del Paese e condotto attacchi contro il territorio israeliano. Il ministero della Difesa israeliano ha ribadito che le operazioni rispettano il diritto internazionale e che l’esercito adotta misure per ridurre i rischi per la popolazione civile, compresi avvertimenti preventivi quando le condizioni operative lo consentono.
Il contesto militare rimane essenziale per valutare la vicenda. Durante il conflitto, Hezbollah ha utilizzato anche aree abitate per le proprie attività, mentre i bombardamenti israeliani hanno provocato numerose vittime civili e ingenti distruzioni. La presenza di obiettivi militari in un centro urbano, tuttavia, non elimina gli obblighi di distinzione, proporzionalità e precauzione previsti dal diritto internazionale umanitario.
La procedura francese apre dunque una questione che potrebbe avere conseguenze anche nei rapporti diplomatici tra Parigi e Gerusalemme. Molto dipenderà dalla possibilità di ricostruire con precisione quanto accadde a Noueiri e di individuare eventuali responsabilità personali. Per il momento, l’unico dato giudiziario acquisito è l’avvio dell’indagine, il cui esito resta interamente da determinare.

