Eyal Waldman, il miliardario israeliano fondatore di Mellanox, ha annunciato di aver ricevuto l’autorizzazione a intrattenere contatti con interlocutori in Siria e Libano, due Paesi con i quali Israele mantiene rapporti profondamente conflittuali. La rivelazione è arrivata durante una conferenza internazionale organizzata da Taglit-Birthright Israel a Tel Aviv, dove l’imprenditore ha spiegato di essere impegnato personalmente nel tentativo di migliorare le relazioni regionali dello Stato ebraico. Waldman ha evitato di precisare chi gli abbia concesso il via libera e quale sia il livello politico dei suoi interlocutori.
L’iniziativa assume un significato particolare per il profilo del suo promotore, uno dei protagonisti dell’industria tecnologica israeliana, che negli ultimi anni ha affiancato all’attività imprenditoriale un crescente impegno pubblico. Waldman ritiene che il patrimonio di relazioni internazionali costruito attraverso il mondo degli affari possa contribuire a superare alcune delle difficoltà diplomatiche che Israele incontra nella regione. Ha confermato di essere attivo anche nei confronti dei Paesi del Golfo e di interlocutori palestinesi, nella convinzione che la cooperazione economica possa favorire intese politiche più ampie.
Secondo l’imprenditore, le controversie con Damasco e Beirut possono trovare una soluzione, purché Israele sia disposto a modificare profondamente il proprio approccio. Waldman considera inoltre essenziale l’ingresso dell’Arabia Saudita negli Accordi di Abramo, un obiettivo che, a suo giudizio, richiede progressi concreti sulla questione palestinese. È una prospettiva che riprende la logica della normalizzazione regionale avviata nel 2020, quando Israele stabilì relazioni diplomatiche con Emirati Arabi Uniti e Bahrein, successivamente estese ad altri Paesi.
Le sue dichiarazioni arrivano in un momento in cui la sicurezza del confine settentrionale resta una delle principali preoccupazioni israeliane. Il Libano continua a rappresentare un dossier particolarmente delicato per la presenza di Hezbollah, mentre la Siria costituisce un terreno di confronto nel quale si intrecciano interessi strategici e questioni territoriali irrisolte. In questo contesto, i contatti annunciati da Waldman potrebbero rappresentare un canale informale di dialogo, sebbene manchino indicazioni sulla loro effettiva portata diplomatica.
La proposta dell’imprenditore si accompagna a una critica severa al governo israeliano. Waldman ha definito gli ultimi quattro anni estremamente difficili per il Paese, sostenendo che gli indicatori disponibili mostrino il fallimento delle politiche adottate. Ha chiesto un cambiamento radicale, fino a invocare una svolta di 180 gradi rispetto all’attuale linea politica, collegando esplicitamente la ricostruzione delle relazioni internazionali a un ricambio della maggioranza parlamentare e dell’esecutivo.
La sua posizione è segnata anche da una tragedia personale. Il 7 ottobre 2023 sua figlia Danielle, 24 anni, e il compagno Noam Shai furono assassinati dai terroristi di Hamas durante il massacro al festival musicale Nova. Da allora Waldman ha continuato a sostenere la necessità di una soluzione politica al conflitto israelo-palestinese, associando la richiesta di sicurezza per Israele alla ricerca di una futura convivenza.
La sua notorietà internazionale deriva soprattutto dalla fondazione di Mellanox, società specializzata nelle tecnologie di interconnessione dei sistemi informatici, acquisita da Nvidia nel 2020 per circa sette miliardi di dollari. Durante la conferenza di Tel Aviv, Waldman ha definito quell’operazione una delle acquisizioni di maggior successo della storia industriale, attribuendone i risultati all’integrazione delle tecnologie delle due aziende, oggi fondamentali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Proprio l’esperienza imprenditoriale sembra alimentare la sua fiducia nella possibilità di raggiungere accordi anche in campo diplomatico. Waldman ha però riconosciuto che trattare con interlocutori politici è assai più complicato che dirigere un’azienda tecnologica, soprattutto per l’incertezza degli obiettivi e delle condizioni negoziali.
Resta da capire se i contatti annunciati possano produrre risultati concreti e quale ruolo intendano attribuire loro le autorità israeliane. Per il momento, la novità è l’ingresso dichiarato di uno dei più influenti imprenditori del Paese in un terreno tradizionalmente riservato alla diplomazia e ai servizi di sicurezza, con l’ambizione di contribuire a ridisegnare i rapporti tra Israele e i suoi vicini.

