Israele e Francia si contendono una delle più importanti commesse europee nel settore della difesa aerea. La Svizzera sta valutando l’acquisto di nuovi sistemi antimissile e la competizione vede contrapposti il Barak MX, sviluppato da Israel Aerospace Industries (IAI), e il SAMP/T NG, prodotto dal consorzio europeo Eurosam, partecipato da MBDA e Thales. Una sfida industriale di grande rilievo, che si svolge mentre i rapporti diplomatici tra Parigi e Gerusalemme attraversano una fase particolarmente difficile.
Il programma svizzero prevede investimenti complessivi per circa sei miliardi di franchi, equivalenti a oltre sette miliardi di dollari, destinati al rafforzamento della protezione dello spazio aereo. La cifra comprende anche interventi sulle capacità di difesa già affidate ai sistemi americani Patriot, il cui acquisto ha incontrato difficoltà legate ai tempi di consegna. Berna intende diversificare i propri fornitori, riducendo il rischio che eventuali ritardi o crisi internazionali compromettano la disponibilità delle attrezzature necessarie.
Per l’industria israeliana, la candidatura del Barak MX rappresenta un’occasione per consolidare una presenza già significativa nel mercato europeo. Il sistema, progettato per intercettare minacce provenienti da distanze differenti, utilizza una famiglia di missili con gittate fino a 150 chilometri ed è in grado di contrastare velivoli, droni e diverse categorie di ordigni. La sua architettura modulare consente di adattare le batterie alle esigenze operative dei singoli paesi, un elemento particolarmente importante per uno Stato come la Svizzera, caratterizzato da un territorio montuoso e da uno spazio aereo relativamente ristretto.
Il concorrente franco-italiano dispone a sua volta di caratteristiche tecnologiche avanzate. Il SAMP/T NG costituisce l’evoluzione del sistema già adottato dalle forze armate francesi e italiane e utilizza intercettori della famiglia Aster. La scelta del Danimarca di puntare su questa tecnologia ha rafforzato le ambizioni europee di costruire una difesa aerea meno dipendente dalle forniture statunitensi.
Sul confronto industriale pesa inevitabilmente il deterioramento delle relazioni politiche tra Francia e Israele. Le restrizioni imposte da Parigi alla partecipazione delle aziende israeliane alle manifestazioni del settore militare hanno provocato ripetute controversie, alimentando le tensioni tra due paesi che per molti anni hanno intrattenuto rapporti importanti anche nel campo della tecnologia e della sicurezza.
La concorrenza si è già manifestata in altri mercati. Nel 2024 il Marocco ha scelto, secondo informazioni diffuse dalla stampa internazionale, satelliti da ricognizione israeliani per un contratto valutato intorno al miliardo di dollari, sottraendo una commessa a fornitori francesi tradizionalmente influenti nel paese nordafricano. Un precedente che conferma la crescente capacità delle imprese israeliane di competere con i grandi gruppi europei anche in settori tecnologicamente complessi.
La decisione svizzera avrà dunque implicazioni che superano il valore economico dell’operazione. Il governo federale dovrà valutare le prestazioni dei sistemi, le garanzie sulle consegne e le possibilità di collaborazione industriale, tenendo conto anche delle conseguenze diplomatiche della scelta.
Per Israele, un eventuale successo costituirebbe un importante riconoscimento della propria industria militare in un momento di forte pressione internazionale. Per Francia e Italia, la conquista della commessa rafforzerebbe invece il progetto di autonomia strategica europea. Sarà Berna a stabilire quale delle due proposte risponda meglio alle proprie esigenze, in una gara nella quale tecnologia e politica estera risultano ormai strettamente intrecciate.

