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Israele. Ra’am: disarmiamo Hamas

Mansour Abbas sostiene Eisenkot per il nuovo governo e appoggia il piano americano per Gaza. Netanyahu perde l’appoggio degli ultraortodossi

Shira Navon

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Israele. Ra’am: disarmiamo Hamas

Hamas deve deporre le armi. A chiederlo è Mansour Abbas, leader del partito arabo israeliano Ra’am, che giovedì 5 novembre, durante le consultazioni con il presidente Isaac Herzog per la formazione del nuovo governo, ha dichiarato il proprio sostegno al disarmo dell’organizzazione islamista previsto dal piano americano per Gaza. Una presa di posizione politicamente significativa, arrivata mentre Ra’am annunciava ufficialmente il proprio appoggio a Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore e leader di Yashar!, per la guida del prossimo esecutivo israeliano.

Abbas ha confermato che il suo partito sostiene il piano del presidente Donald Trump, che prevede il disarmo di Hamas e delle altre organizzazioni armate nella Striscia di Gaza. Interrogato da Herzog sulla possibilità che Ra’am partecipi a un governo impegnato nella lotta contro il terrorismo, ha assicurato che la presenza della sua formazione nell’esecutivo non limiterebbe la capacità di Israele di difendere i propri cittadini.

Più delicata la questione della definizione di Hamas come organizzazione terroristica. Sollecitato a pronunciarsi esplicitamente, Abbas ha spiegato che una simile dichiarazione potrebbe mettere in pericolo lui e la sua famiglia. Ha invocato il principio ebraico del pikuach nefesh, la salvaguardia della vita umana, chiedendo di poter conservare il proprio ruolo di interlocutore tra comunità diverse. Ha comunque ribadito la condanna del terrorismo e della violenza contro qualsiasi persona.

Le dichiarazioni sono arrivate in una giornata decisiva per la politica israeliana. Le consultazioni avviate da Herzog dopo le elezioni del 27 ottobre hanno confermato le difficoltà di Benjamin Netanyahu, il cui partito, il Likud, rimane la prima forza parlamentare con 27 seggi, senza disporre di una maggioranza sufficiente per governare.

Secondo i conteggi diffusi durante le consultazioni, Eisenkot dovrebbe raccogliere le raccomandazioni di 56 deputati, contro i 46 di Netanyahu. Il sostegno di Ra’am assume particolare importanza in un Parlamento nel quale i partiti arabi hanno conquistato complessivamente 19 seggi, diventando interlocutori rilevanti nella formazione delle maggioranze.

A complicare ulteriormente la posizione del premier uscente è intervenuta la decisione di Giudaismo Unito nella Torah, il partito ultraortodosso che ha scelto di non raccomandare alcun candidato. I suoi rappresentanti hanno subordinato ogni eventuale sostegno alla soluzione della controversia sull’arruolamento degli studenti delle scuole talmudiche, una questione che da anni attraversa la società israeliana e che la guerra ha reso ancora più urgente.

Durante gli incontri con Herzog è emersa anche una polemica sulla regolarità delle elezioni. I rappresentanti di Otzma Yehudit, il partito di Itamar Ben Gvir, hanno denunciato presunte interferenze e finanziamenti illeciti a favore delle liste arabe. Il presidente ha ricordato che le accuse devono essere sostenute da prove, invitando a evitare generalizzazioni nei confronti dei cittadini arabi israeliani. Ha inoltre osservato che la loro elevata partecipazione al voto potrebbe essere stata una risposta alle politiche del governo uscente.

Eisenkot dovrà ora affrontare il problema della costruzione di una maggioranza parlamentare. Il sostegno di Ra’am e delle forze di opposizione a Netanyahu presenta difficoltà politiche, soprattutto per le riserve espresse da alcuni possibili alleati verso una coalizione dipendente dai partiti arabi. Tra le soluzioni discusse figura anche un governo di minoranza.

La decisione spetta a Herzog, chiamato a individuare il deputato che dispone delle migliori possibilità di ottenere la fiducia della Knesset. Il candidato incaricato avrà inizialmente 28 giorni per formare un governo, con la possibilità di una proroga di 14 giorni.

La posizione assunta da Mansour Abbas sul disarmo di Hamas aggiunge intanto un elemento al confronto politico israeliano. Il leader di un partito arabo di ispirazione islamica ha dichiarato davanti al presidente dello Stato ebraico di sostenere la smilitarizzazione dell’organizzazione responsabile del massacro del 7 ottobre. Resta da verificare quale peso avrà questa scelta negli accordi per il prossimo governo e, soprattutto, nelle decisioni sul futuro di Gaza.