Una base clandestina nel deserto iracheno, squadre di forze speciali pronte a recuperare piloti abbattuti, elicotteri avvistati da un pastore e raid aerei lanciati per impedire che tutto venisse scoperto. Sembra una sequenza uscita da un thriller geopolitico degli anni della Guerra fredda, invece è il contenuto di un rapporto pubblicato dal Wall Street Journal che getta nuova luce sulla guerra sotterranea combattuta da Israele contro l’Iran e sui livelli raggiunti dalla cooperazione strategica tra Gerusalemme e Washington.
Secondo il quotidiano americano, che cita alti funzionari statunitensi e fonti a conoscenza diretta dei fatti, Israele avrebbe allestito nei mesi precedenti al conflitto una struttura segreta nell’Iraq occidentale, in un’area desertica scarsamente abitata, con il compito di sostenere la campagna aerea contro Teheran. La base avrebbe ospitato unità di commando e personale logistico dell’aeronautica israeliana, mentre squadre di soccorso sarebbero state pronte a intervenire nel caso in cui uno o più piloti fossero stati abbattuti durante le operazioni sull’Iran.
Il dettaglio più delicato del rapporto riguarda però quanto sarebbe accaduto all’inizio di marzo, quando la struttura rischiò di essere scoperta. I media statali iracheni parlarono allora di “attività militari insolite” nella zona della valle di Khoran, dopo la segnalazione di un pastore che aveva notato movimenti di elicotteri. Baghdad inviò unità militari e reparti antiterrorismo per verificare quanto stesse accadendo. Secondo una fonte citata dal Wall Street Journal, Israele reagì colpendo le truppe irachene con attacchi aerei per impedire che raggiungessero l’area della base.
Il governo iracheno presentò successivamente una denuncia alle Nazioni Unite sostenendo che il raid fosse stato condotto da forze straniere e attribuendolo agli Stati Uniti. Washington, secondo il giornale americano, non avrebbe partecipato direttamente all’operazione, pur essendo a conoscenza dell’esistenza della struttura israeliana. Un elemento che conferma quanto il rapporto tra Stati Uniti e Israele sul dossier iraniano continui a muoversi su un livello molto più profondo rispetto alle dichiarazioni pubbliche.
L’articolo cita anche alcune affermazioni del comandante dell’aeronautica israeliana, il generale Tomer Bar, che mesi fa aveva parlato di “missioni speciali” affidate alle unità d’élite dell’aviazione capaci di “accendere la fantasia”. Una frase che oggi appare meno enigmatica. Nella stessa ricostruzione compare anche un episodio rimasto finora nell’ombra, quello relativo a un F-15 americano abbattuto durante le operazioni. Israele si sarebbe offerto di partecipare al recupero dell’equipaggio, anche se le forze statunitensi riuscirono a completare autonomamente la missione.
Dietro questa vicenda emerge soprattutto un dato strategico che riguarda l’intero Medio Oriente. Israele considera da anni l’Iraq occidentale una zona decisiva per controllare le reti militari iraniane che collegano Teheran alla Siria e al Libano attraverso le milizie sciite sostenute dai Pasdaran. In quell’area transitano uomini, missili, droni e sistemi d’arma destinati a Hezbollah e agli altri alleati regionali della Repubblica islamica. La creazione di una base avanzata nel deserto iracheno avrebbe dunque avuto anche la funzione di monitorare questi corridoi logistici e garantire maggiore profondità operativa all’aviazione israeliana.
Michael Knights, analista della società di consulenza strategica Horizon Engage e studioso delle guerre irachene, ha spiegato al Wall Street Journal che il deserto occidentale dell’Iraq rappresenta da decenni un territorio ideale per installare avamposti temporanei grazie alla sua estensione e alla scarsità di popolazione. Le forze speciali americane utilizzarono infatti la stessa regione durante le operazioni contro Saddam Hussein nel 1991 e poi ancora nel 2003.
La rivelazione rischia ora di creare nuove tensioni politiche a Baghdad, dove il governo deve già fare i conti con la pressione delle milizie filoiraniane e con un’opinione pubblica sempre più ostile alla presenza occidentale. Allo stesso tempo mostra fino a che punto la guerra tra Israele e Iran abbia superato da tempo i confini tradizionali del confronto militare, trasformandosi in un conflitto diffuso, fatto di intelligence, operazioni clandestine e basi invisibili disseminate in tutta la regione.