Donald Trump ha deciso di trasformare il duecentocinquantesimo anniversario degli Stati Uniti in qualcosa che vada oltre le classiche parate patriottiche o le celebrazioni istituzionali, scegliendo di inserire al centro delle commemorazioni anche un forte richiamo religioso e identitario che riguarda direttamente la comunità ebraica americana. La Casa Bianca ha infatti proclamato il mese di maggio 2026 come “Mese del patrimonio ebraico americano” e, insieme a questa iniziativa, ha annunciato lo “Shabbat 250”, un evento nazionale previsto tra il tramonto del 15 maggio e la sera del 16 maggio, durante il quale gli ebrei americani verranno invitati a osservare lo Shabbat come momento di riflessione, riposo e preghiera nel quadro delle celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti.
La scelta ha un valore simbolico enorme, perché nessuna amministrazione americana aveva mai promosso in modo così esplicito una ricorrenza religiosa ebraica all’interno di un calendario nazionale legato all’identità degli Stati Uniti. Il progetto sarà accompagnato anche da “Rededicate 250”, una grande manifestazione religiosa e civile prevista il 17 maggio sul National Mall di Washington, dove dovrebbero svolgersi incontri pubblici, momenti di preghiera e celebrazioni patriottiche.
Secondo il testo diffuso dalla Casa Bianca, l’iniziativa vuole rendere omaggio al contributo storico degli ebrei americani nella costruzione del Paese e riaffermare valori come libertà religiosa, famiglia e fede, indicati dall’amministrazione Trump come elementi fondanti dell’esperienza americana fin dal 1776. Dietro questa operazione, tuttavia, si intravede anche una precisa strategia politica. Trump continua infatti a rafforzare il proprio rapporto con una parte importante dell’elettorato ebraico conservatore e soprattutto con il mondo evangelico cristiano, da anni fortemente vicino a Israele e molto sensibile ai richiami biblici e religiosi.
L’annuncio arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per gli ebrei americani. Dopo il 7 ottobre e l’esplosione delle tensioni legate alla guerra tra Israele e Hamas, gli Stati Uniti hanno registrato un forte aumento degli episodi antisemiti, delle intimidazioni nei campus universitari e delle manifestazioni radicali contro Israele. Proprio su questo terreno Trump sta cercando di consolidare la propria immagine di presidente vicino alla comunità ebraica, contrapponendosi a una parte della sinistra americana accusata dai repubblicani di avere sottovalutato o minimizzato il clima ostile verso gli ebrei.
L’iniziativa dello “Shabbat 250” ha già suscitato reazioni molto diverse. Alcune organizzazioni ebraiche conservatrici hanno accolto con entusiasmo la decisione della Casa Bianca, interpretandola come un riconoscimento storico del ruolo degli ebrei negli Stati Uniti. Diversi esponenti liberal e gruppi ebraici progressisti guardano invece con sospetto all’operazione, ritenendo che Trump stia utilizzando simboli religiosi ebraici per rafforzare la propria agenda politica e culturale.
Il dato politico resta comunque evidente. Nel pieno della polarizzazione americana, mentre il dibattito su Israele divide università, media e istituzioni culturali, la Casa Bianca sceglie di collocare apertamente la tradizione ebraica dentro il racconto pubblico dell’identità nazionale americana. E mentre una parte dell’Occidente sembra vivere la religione quasi come un residuo del passato da confinare nella sfera privata, Trump prova invece a riportarla al centro della scena pubblica, legandola direttamente alla storia e alla legittimazione degli Stati Uniti.
Anche per questo lo “Shabbat 250” supera il semplice valore celebrativo. Diventa un segnale politico, culturale e simbolico che parla all’America di oggi, alle sue fratture interne e alla battaglia sempre più aspra attorno all’identità occidentale, al rapporto con Israele e al ruolo delle tradizioni religiose nello spazio pubblico.