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NY. Gli ebrei smentiscono Mamdani e cresce la paura per antisemitismo e slogan pro intifada

Un sondaggio rivela che molti elettori ebrei del sindaco anti-sionista sostengono la soluzione dei due Stati, collegano l’anti-sionismo all’odio antiebraico e considerano gli slogan sull’intifada come un incitamento alla violenza

Shira Navon

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NY. Gli ebrei smentiscono Mamdani e cresce la paura per antisemitismo e slogan pro intifada

Per capire quanto sia profonda la frattura che attraversa oggi la sinistra americana basta guardare New York, la città che per decenni ha rappresentato insieme il cuore dell’ebraismo progressista statunitense e il laboratorio politico dei Democratici. Il sindaco Zohran Mamdani continua a essere uno dei simboli più visibili della nuova sinistra radicale americana, apertamente anti-sionista e sempre più indulgente verso il linguaggio delle mobilitazioni filo-palestinesi, però un nuovo sondaggio mostra un dato che rischia di complicare parecchio il suo racconto politico. Molti degli ebrei che hanno votato per lui non condividono affatto le sue posizioni più radicali su Israele.

L’indagine, pubblicata dalla Jewish Majority e realizzata su 665 elettori ebrei newyorchesi che hanno partecipato alle ultime elezioni municipali, restituisce infatti un quadro molto diverso da quello spesso raccontato nei campus, nelle piazze e nei social network americani. La maggioranza degli intervistati collega direttamente la crescita dell’antisemitismo alla normalizzazione dell’anti-sionismo, considera gli slogan sull’intifada come un richiamo alla violenza e guarda con forte ostilità agli ebrei che sostengono movimenti impegnati nella delegittimazione di Israele.

Il dato più interessante riguarda proprio gli elettori ebrei di Mamdani. Una larga parte di loro continua a sostenere la soluzione dei due Stati e manifesta una forte preoccupazione per l’aumento dell’antisemitismo a New York. In altre parole, perfino dentro il blocco elettorale progressista che ha portato Mamdani al potere emerge una distanza evidente rispetto alla linea ideologica del sindaco.

Il sondaggio racconta una città profondamente inquieta. L’82 per cento degli intervistati dichiara di essere molto o abbastanza preoccupato per la crescita dell’antisemitismo, fenomeno che a New York ha raggiunto livelli altissimi negli ultimi anni. Secondo i dati dell’NYPD, gli ebrei restano il gruppo più colpito dai crimini d’odio nella città, con numeri superiori a quelli di tutte le altre minoranze sommate insieme.

Dentro questo clima, il linguaggio politico assume un peso enorme. Il 58 per cento degli intervistati ritiene che l’aumento dell’antisemitismo sia legato alla diffusione dell’anti-sionismo come posizione socialmente accettabile. Una percentuale ancora più ampia, il 66 per cento, sostiene che negare il diritto di Israele a esistere come Stato ebraico finisca per colpire direttamente l’identità ebraica stessa.

Sono dati che mettono in seria difficoltà la formula utilizzata da anni da buona parte della sinistra radicale americana, secondo cui anti-sionismo e antisemitismo sarebbero completamente separati. Mamdani stesso aveva dichiarato nel 2021 che “l’anti-sionismo non è antisemitismo” e da allora ha continuato a rifiutare di riconoscere esplicitamente il diritto di Israele a esistere come Stato ebraico. Eppure molti dei suoi stessi elettori ebrei sembrano pensarla diversamente.

Anche il tema dell’intifada produce una spaccatura netta. Il 60 per cento degli intervistati considera il termine un richiamo alla violenza, mentre soltanto una minoranza lo interpreta come semplice disobbedienza civile. Ancora più pesante è il dato relativo all’atteggiamento del sindaco verso questi slogan. Per il 61 per cento degli intervistati, il rifiuto di Mamdani di condannare esplicitamente i cori sull’intifada ha incoraggiato i gruppi pro Hamas presenti nelle manifestazioni cittadine.

Ed è qui che il dibattito americano smette di essere teorico. Negli ultimi mesi New York ha assistito a manifestazioni dove sono comparsi simboli di Hamas, slogan favorevoli alla “resistenza armata” e scene di intimidazione davanti a sinagoghe e istituzioni ebraiche. Il sondaggio mostra che la stragrande maggioranza degli ebrei newyorchesi sostiene misure di sicurezza più dure, comprese zone protette attorno ai luoghi di culto e restrizioni contro persone mascherate coinvolte in molestie o intimidazioni durante le proteste.

Il dato politicamente più esplosivo, però, riguarda la soluzione dei due Stati. Il 60 per cento degli intervistati la sostiene, e tra gli elettori di Mamdani la percentuale sale addirittura all’84 per cento. È un dettaglio fondamentale perché l’anti-sionismo di Mamdani entra in collisione proprio con quell’idea. Una vera soluzione a due Stati implica infatti anche l’esistenza di uno Stato ebraico accanto a uno palestinese.
Questo significa che molti ebrei progressisti newyorchesi continuano a collocarsi dentro una visione liberal classica del conflitto israelo-palestinese, lontana sia dal nazionalismo duro della destra israeliana sia dall’anti-sionismo radicale che ormai domina ampi settori della sinistra occidentale.

Il rabbino Ammiel Hirsch, una delle figure più influenti dell’ebraismo riformato americano, ha sintetizzato brutalmente il senso del sondaggio. “L’antisemitismo sta crescendo e la nostra comunità sa perfettamente perché”, ha dichiarato, aggiungendo che esiste “un collegamento diretto e innegabile” tra la diffusione della retorica anti-sionista e il peggioramento della sicurezza per gli ebrei americani.

New York resta un gigantesco laboratorio politico e culturale. Quello che accade lì spesso anticipa dinamiche che poi attraversano tutto l’Occidente. E il messaggio che emerge da questo sondaggio è molto chiaro. Una parte crescente dell’ebraismo progressista americano si sente sempre più stretta tra una destra aggressiva e una sinistra che, nel tentativo di trasformare Israele nel simbolo assoluto del male globale, finisce per rendere irrespirabile la vita quotidiana degli ebrei nelle città occidentali.