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Israele e Marocco: ambasciatori, voli e nuovi accordi

I due Paesi concordano il rafforzamento delle relazioni diplomatiche sei anni dopo gli Accordi di Abramo. Previste visite ad alto livello e nuove intese economiche entro la fine dell’anno

Paolo Montesi

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Israele e Marocco: ambasciatori, voli e nuovi accordi
Iimmagine generata con AI

Israele e Marocco compiono un nuovo passo nel consolidamento delle loro relazioni. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar (גדעון סער) e il suo omologo marocchino Nasser Bourita hanno concordato la nomina di ambasciatori e la trasformazione delle rispettive rappresentanze diplomatiche in vere e proprie ambasciate.

L’intesa è stata raggiunta mercoledì 16 settembre a New York, durante un incontro ospitato dall’ambasciatore americano alle Nazioni Unite Mike Waltz, il giorno successivo al sesto anniversario degli Accordi di Abramo. Secondo il ministero degli Esteri israeliano, il colloquio è stato dedicato a una serie di misure concrete destinate ad approfondire i rapporti bilaterali.
Il programma va ben oltre il semplice innalzamento del livello delle rappresentanze diplomatiche. Israele e Marocco intendono aumentare il numero dei collegamenti aerei, organizzare visite politiche di alto livello nei prossimi mesi e concludere entro la fine del 2026 accordi riguardanti gli investimenti e la fiscalità.

«L’amicizia tra i popoli marocchino ed ebraico ha radici profonde e una storia ricca», ha dichiarato Sa’ar, aggiungendo che il documento firmato a New York individua «modi concreti per migliorare le relazioni tra Israele e Marocco a beneficio di entrambi i popoli».
Il rilancio arriva in una fase particolarmente significativa. I voli diretti tra i due Paesi sono ripresi soltanto il mese scorso, dopo essere rimasti sospesi per quasi tre anni in seguito al massacro del 7 ottobre 2023 e alla guerra scoppiata a Gaza. Prima dell’attacco di Hamas, il Marocco era diventato una delle destinazioni più frequentate dagli israeliani: secondo il ministero del Turismo marocchino, circa 200.000 cittadini israeliani avevano visitato il Paese nell’anno precedente il 7 ottobre.

La guerra aveva inevitabilmente raffreddato la dimensione pubblica dei rapporti. In Marocco le operazioni israeliane a Gaza hanno provocato grandi manifestazioni di protesta e il rappresentante marocchino in Israele ha evitato per lungo tempo gli eventi pubblici. Una parte importante delle relazioni tra Gerusalemme e Rabat è così proseguita lontano dai riflettori.
I rapporti, tuttavia, non si sono interrotti. La cooperazione militare è continuata e, nel gennaio scorso, Israele e Marocco hanno firmato un piano di lavoro congiunto per il 2026 durante la terza riunione del Comitato militare congiunto. Al centro dei colloqui figuravano il rafforzamento delle capacità militari e gli obiettivi strategici condivisi. L’IDF ha definito in quell’occasione il Marocco «un partner fondamentale per la stabilità regionale».

Il passaggio deciso a New York assume dunque un significato che supera il protocollo diplomatico. Gli Accordi di Abramo hanno attraversato tre anni segnati dal 7 ottobre, dalla guerra di Gaza e da fortissime tensioni nell’opinione pubblica araba. Il rapporto israelo-marocchino ha rallentato e si è fatto più discreto, senza essere smantellato.

Ora Gerusalemme e Rabat scelgono di riportarlo apertamente su un livello superiore. Ambasciatori, ambasciate, voli, investimenti e visite politiche indicano la volontà dei due governi di trasformare una relazione sopravvissuta alla crisi in un rapporto più strutturato. Sei anni dopo gli Accordi di Abramo, è un segnale significativo sulla loro capacità di resistere anche alla più grave crisi regionale degli ultimi anni.