Due fregate greche e due unità lanciamissili israeliane hanno manovrato insieme nel Mediterraneo orientale, esercitandosi nell’individuazione delle minacce, nelle operazioni di soccorso e nella gestione di situazioni d’emergenza. L’esercitazione, svolta il 1° settembre e resa pubblica nei giorni scorsi, segna un ulteriore passo nell’avvicinamento militare fra Israele e Grecia, mentre il Mediterraneo orientale torna a essere uno dei principali terreni della competizione strategica regionale.
Atene ha schierato le fregate Hydra e Nikiforos Fokas, affiancate da due unità della Marina israeliana. Gli equipaggi hanno affrontato scenari operativi complessi e svolto anche scambi di personale, elemento particolarmente significativo perché consente ai militari dei due Paesi di lavorare direttamente sulle rispettive procedure. Secondo la Marina ellenica, lo scopo era accrescere la prontezza operativa, la capacità di combattimento e soprattutto l’interoperabilità, cioè la possibilità di agire insieme rapidamente in caso di crisi.
Nelle dichiarazioni ufficiali Ankara non viene citata. Il contesto, tuttavia, pesa. La cooperazione israelo-greca si rafforza mentre la Turchia accresce la propria presenza militare e navale e i rapporti con Israele restano segnati da forti tensioni. La stampa israeliana e quella greca hanno quindi interpretato le manovre anche come un segnale rivolto al presidente Recep Tayyip Erdoğan, sebbene attribuire formalmente questo obiettivo all’esercitazione andrebbe oltre quanto dichiarato dalle forze armate dei due Paesi.
Il rapporto militare tra Israele e Grecia si è consolidato progressivamente negli ultimi anni e ormai comprende esercitazioni aeree e navali, addestramento, tecnologie militari e sicurezza delle infrastrutture energetiche. A giugno il comandante della Marina greca, viceammiraglio Dimitrios-Eleftherios Kataras, si era recato in Israele per discutere con i vertici militari di sicurezza marittima, libertà di navigazione e ulteriore ampliamento della cooperazione, comprese le attività con le forze speciali.
Il Mediterraneo orientale concentra interessi che vanno ben oltre la difesa delle coste. Vi passano rotte commerciali essenziali, sorgono infrastrutture energetiche strategiche e si incrociano le ambizioni di Israele, Grecia, Cipro e Turchia. Per Gerusalemme, proteggere le piattaforme offshore e mantenere aperte le vie marittime è ormai parte integrante della sicurezza nazionale.
Atene, da parte sua, sta investendo fortemente nell’ammodernamento delle proprie capacità militari. Il rapporto con Israele rientra in una rete più ampia di cooperazioni mediterranee. Proprio in questi giorni la Grecia ha concluso a Creta l’esercitazione multinazionale Medusa, insieme all’Egitto e con la partecipazione, tra gli altri, di Francia, Italia e Cipro.
Il dato politicamente più significativo dell’esercitazione israelo-greca rimane dunque ciò che accade in mare. Due marine che fino a pochi anni fa avevano rapporti assai più limitati stanno imparando a operare come partner, condividendo procedure, informazioni e scenari di combattimento.
In una regione nella quale gli equilibri cambiano rapidamente, anche un’esercitazione programmata assume un significato più ampio. Israele e Grecia stanno costruendo una relazione militare destinata a pesare nel Mediterraneo orientale. E Ankara, inevitabilmente, osserva.