Il massacro del 7 ottobre 2023 fu il risultato di una pianificazione meticolosa, sviluppata con largo anticipo e articolata fin nei dettagli operativi. È quanto emerge da un documento manoscritto attribuito a Yahya Sinwar, leader di Hamas e principale ideatore dell’attacco, che sarà pubblicato integralmente nei prossimi giorni dal Centro Meir Amit per l’intelligence e il terrorismo. Anticipato dall’emittente israeliana N12, il testo offre uno dei riscontri più significativi finora emersi sulla preparazione dell’offensiva che provocò il più grave massacro di civili nella storia dello Stato di Israele.
Il documento, scritto circa un anno prima dell’attacco, delinea un progetto militare estremamente dettagliato. Sinwar individua gli obiettivi, assegna il numero di combattenti destinati a ciascun kibbutz, centro abitato, base militare e snodo stradale e definisce perfino le modalità con cui superare la barriera di sicurezza lungo il confine con la Striscia di Gaza.
Secondo il piano, la prima fase dell’operazione avrebbe dovuto prevedere l’apertura simultanea di venticinque varchi nella barriera difensiva israeliana, ciascuno in corrispondenza di un importante incrocio stradale. A ogni obiettivo sarebbero stati destinati cento miliziani appositamente addestrati, per un totale di 2.500 uomini incaricati di paralizzare rapidamente la viabilità nel sud di Israele e ostacolare l’arrivo dei rinforzi.
L’offensiva, tuttavia, avrebbe dovuto assumere dimensioni ancora più vaste rispetto a quelle effettivamente raggiunte il 7 ottobre. Il manoscritto parla infatti di un’infiltrazione complessiva di circa 10.000 combattenti. Più di 2.200 sarebbero stati assegnati ai kibbutz e ai piccoli centri abitati, altri 1.600 agli insediamenti di maggiori dimensioni e circa 2.000 alle basi delle Forze di difesa israeliane. Il numero dei terroristi effettivamente penetrati in Israele fu sensibilmente inferiore. Secondo le ricostruzioni ufficiali israeliane, parteciparono all’attacco circa 3.100 uomini di Hamas, ai quali si aggiunsero circa 580 appartenenti alla Jihad islamica palestinese.
Tra gli aspetti più inquietanti del documento figurano le istruzioni impartite ai reparti destinati a entrare nei centri abitati. Sinwar indica come obiettivo la cattura degli uomini tra i 17 e i 50 anni, da utilizzare come ostaggi, e dispone il sequestro di telefoni cellulari e documenti personali delle vittime. Nello stesso testo compaiono riferimenti alle donne e ai bambini, confermando come il sequestro di civili fosse parte integrante della pianificazione dell’operazione e non una conseguenza improvvisata degli eventi.
Il manoscritto affronta anche la fase successiva all’attacco. Sotto il titolo di “Piano di difesa”, Sinwar ipotizza le possibili reazioni israeliane, arrivando a evocare perfino l’eventualità dell’impiego di un’arma nucleare. Pur ritenendo possibile una risposta militare di estrema intensità, il leader di Hamas riteneva che Israele sarebbe stato inizialmente travolto dal caos provocato dall’attacco simultaneo e che questo avrebbe consentito ai palestinesi di consolidare i risultati ottenuti sul terreno.
Secondo gli analisti del Centro Meir Amit, il documento rivela anche la dimensione ideologica del progetto. L’offensiva viene infatti presentata come una concretizzazione del cosiddetto “diritto al ritorno”, elemento che Hamas avrebbe poi utilizzato anche sul piano propagandistico per attribuire all’operazione un significato politico e simbolico destinato a coinvolgere l’intero mondo arabo.
La scoperta del manoscritto contribuisce inoltre a chiarire un altro aspetto centrale del 7 ottobre. Da tempo le autorità israeliane sostengono che l’attacco sia stato preparato per anni attraverso addestramento, raccolta di informazioni e ricognizioni sistematiche. Le indicazioni contenute nel documento sembrano confermare questa ricostruzione, mostrando un livello di pianificazione incompatibile con l’ipotesi di un’azione improvvisata o sviluppata in tempi brevi.
A quasi tre anni dall’attacco, nuove fonti documentali continuano dunque ad arricchire la ricostruzione storica di quanto avvenne. Se il documento sarà confermato nella sua autenticità anche attraverso la pubblicazione integrale annunciata dal Centro Meir Amit, costituirà una delle prove più importanti della preparazione strategica del 7 ottobre e della volontà di Hamas di trasformare un’incursione terroristica in un’offensiva destinata, nelle intenzioni dei suoi promotori, a modificare gli equilibri dell’intera regione.