Un forum segreto, riunioni blindate, documenti riservati e programmi comuni per sviluppare le armi del futuro. L’inchiesta realizzata da Der Spiegel, dal sito investigativo russo The Insider e dal quotidiano francese Le Monde descrive una cooperazione militare tra Russia e Cina assai più estesa di quanto fosse emerso finora. E, pur senza coinvolgere direttamente l’Iran, delinea uno scenario destinato a preoccupare Israele, perché il rafforzamento tecnologico di Mosca potrebbe tradursi, nel tempo, in un vantaggio anche per Teheran.
Secondo i documenti ottenuti dal consorzio giornalistico, dal 2020 esiste un “Forum russo-cinese per la cooperazione militare e tecnologica”, una struttura mai resa pubblica nella quale ufficiali delle forze armate, dirigenti dell’industria della difesa e rappresentanti governativi dei due Paesi discutono progetti comuni destinati a modificare gli equilibri strategici globali. Le riunioni si svolgerebbero sotto rigidissime misure di segretezza, con il divieto assoluto di divulgare informazioni e perfino l’obbligo di restituire ai promotori tutta la documentazione distribuita durante gli incontri.
L’aspetto più significativo riguarda la natura della collaborazione. Se durante la Guerra fredda era soprattutto l’Unione Sovietica a trasferire tecnologia militare alla Cina, oggi il rapporto appare in larga misura rovesciato. Mosca mette sul tavolo l’esperienza maturata sul campo di battaglia in Ucraina, mentre Pechino offre capacità industriali, intelligenza artificiale, componentistica elettronica, produzione di droni e tecnologie avanzate per la difesa aerea e spaziale.
Tra i progetti descritti nei documenti figurano sistemi integrati di difesa contro missili balistici e ipersonici, strumenti per contrastare le reti satellitari occidentali, tecnologie destinate a disturbare o neutralizzare i satelliti Starlink e programmi di guerra spaziale che comprendono piattaforme capaci di interferire con le infrastrutture orbitali utilizzate per comunicazioni, navigazione e ricognizione. L’inchiesta riferisce inoltre di una crescente cooperazione nel settore dei droni autonomi e dell’intelligenza artificiale applicata alle operazioni militari.
Le ricadute sono già visibili sul fronte ucraino. Secondo l’inchiesta, centinaia di militari russi hanno ricevuto in Cina addestramento all’impiego di droni avanzati, mentre Berlino ha convocato l’ambasciatore cinese dopo le rivelazioni sulla profondità della cooperazione militare tra i due Paesi. Pechino continua ufficialmente a presentarsi come neutrale rispetto alla guerra in Ucraina, ma i documenti sembrano raccontare una realtà molto diversa.
Per Israele il problema non riguarda soltanto Mosca e Pechino. Negli ultimi anni la Russia ha consolidato una stretta collaborazione militare con l’Iran, ricevendo migliaia di droni Shahed impiegati contro l’Ucraina e contribuendo allo sviluppo della capacità industriale iraniana nel settore dei velivoli senza pilota. Proprio questa relazione rende plausibile che parte delle innovazioni tecnologiche sviluppate nell’ambito della cooperazione russo-cinese possa, direttamente o indirettamente, raggiungere anche Teheran.
Non esistono, allo stato attuale, prove che i progetti descritti nell’inchiesta siano stati condivisi con l’Iran. Tuttavia, numerosi analisti osservano che il crescente intreccio tra Russia, Cina e Repubblica islamica rende sempre più permeabili gli scambi di tecnologie, competenze e dottrine operative. Se Mosca migliora i propri sistemi di guerra elettronica, di difesa antimissile o di impiego dei droni grazie al contributo cinese, è difficile immaginare che questa evoluzione resti completamente separata dalla cooperazione strategica costruita negli ultimi anni con Teheran.
Per Israele il tema assume un’importanza particolare. Il vantaggio tecnologico rappresenta infatti uno dei pilastri della sua superiorità militare nella regione. L’eventuale trasferimento di nuove capacità all’Iran potrebbe riflettersi anche sugli arsenali dei Pasdaran e dei gruppi armati sostenuti dalla Repubblica islamica, da Hezbollah agli Houthi yemeniti, aumentando la complessità delle future sfide per la sicurezza dello Stato ebraico.
Le rivelazioni del consorzio internazionale suggeriscono infine un cambiamento più ampio. La guerra in Ucraina, la competizione tra Stati Uniti e Cina e la crescente cooperazione tra Mosca, Pechino e Teheran stanno progressivamente saldando teatri di crisi che fino a pochi anni fa venivano considerati separati. L’Europa, l’Indo-Pacifico e il Medio Oriente appaiono sempre più parte dello stesso confronto strategico, nel quale innovazione tecnologica, intelligence e capacità industriale peseranno quanto, se non più, della forza militare tradizionale.