Ogni volta che un ragazzo o una ragazza vengono arrestati per terrorismo, ci si affretta a parlare di “lupo solitario”, di disagio, di fragilità psicologica. Tutto vero. Ma c’è una domanda che arriva prima: chi gli ha insegnato che morire uccidendo fosse una buona idea?
Una diciassettenne del Pavese aveva sul telefono i manuali per costruire una cintura esplosiva. Parlava di martirio. Frequentava gruppi che celebravano lo Stato Islamico. Nessuno nasce così. Ci si arriva.
Per anni c’è chi semina odio, glorifica gli assassini, trasforma i terroristi in eroi, ripete che la violenza è resistenza, che il sacrificio è redenzione, che il sangue è una forma di giustizia. Poi, un giorno, qualcuno smette di limitarsi a condividere un video o uno slogan e decide di passare all’esame pratico.Non servono cattivi maestri geniali. Basta una scuola malata. Ogni propaganda, se viene alimentata abbastanza a lungo, cerca il suo diplomato. E qualche volta lo trova.
Bidoni della spazzatura
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