Le immagini provenienti dalla cittadina drusa di Khader, nel sud della Siria, raccontano una realtà molto diversa da quella che emerge nel dibattito politico israeliano. Mentre in Israele si parla apertamente di un vasto piano per garantire la sicurezza dei drusi siriani, una parte degli abitanti della località, situata alle pendici del monte Hermon e a pochi chilometri dal confine israeliano, respinge con decisione la presenza militare dell’IDF, definendola una violazione della sovranità siriana e arrivando a promettere una “ferma resistenza” qualora le operazioni dovessero proseguire.
La contraddizione riflette il delicato equilibrio nel quale si trova oggi la comunità drusa della Siria. Da una parte vi è la necessità di proteggersi dalle violenze che negli ultimi mesi hanno colpito diverse aree del Paese, in particolare la provincia di As-Suwayda, dove gli scontri tra milizie e gruppi armati hanno provocato centinaia di vittime. Dall’altra permane la volontà di evitare qualunque percezione di dipendenza da Israele, che rischierebbe di compromettere il futuro politico dei drusi all’interno dello Stato siriano.
A rilanciare il tema è stato nei giorni scorsi il deputato israeliano Akram Hasson, esponente druso del partito Nuova Speranza, secondo il quale sarebbe in preparazione un’importante iniziativa destinata a garantire la sicurezza dei drusi siriani. Pur senza fornire dettagli, Hasson ha ribadito che Israele considera la tutela della comunità drusa un impegno morale e strategico, ricordando le stragi compiute negli anni da gruppi jihadisti contro drusi, yazidi, cristiani e altre minoranze della regione.
Le parole del parlamentare trovano ampio consenso tra i drusi cittadini di Israele, storicamente integrati nelle istituzioni dello Stato e protagonisti anche nelle Forze di difesa israeliane. Da giorni migliaia di persone hanno manifestato chiedendo un intervento deciso per impedire nuovi massacri oltre confine, mentre numerosi leader della comunità hanno sollecitato il governo di Gerusalemme a mantenere la promessa di proteggere i villaggi drusi minacciati dall’instabilità siriana.
La situazione appare molto più complessa per i drusi che vivono in Siria. Khader, durante la lunga guerra civile, rimase fedele al regime di Bashar al-Assad e riuscì a respingere gli assalti delle milizie jihadiste grazie a proprie formazioni di autodifesa. Proprio allora Israele fece sapere che non avrebbe consentito la caduta della cittadina, anche in seguito alle forti pressioni esercitate dalla comunità drusa israeliana.
Il crollo del regime di Assad e l’ascesa del nuovo governo guidato da Ahmed al-Sharaa hanno modificato radicalmente gli equilibri.
L’indebolimento del controllo statale ha spinto Israele ad ampliare la propria zona di sicurezza nel sud-ovest della Siria per impedire che gruppi jihadisti o milizie ostili si avvicinassero al confine. Una scelta che, pur motivata da esigenze di sicurezza, viene interpretata da una parte della popolazione locale come un’ingerenza destinata a limitare la sovranità siriana.
È proprio questo il nodo centrale della vicenda. Molti drusi siriani riconoscono il pericolo rappresentato dai gruppi estremisti e guardano con favore agli aiuti umanitari ricevuti da Israele negli ultimi mesi. Allo stesso tempo, una parte della comunità teme che un’eccessiva vicinanza a Gerusalemme possa trasformarsi in un marchio difficile da cancellare quando la Siria troverà un nuovo assetto politico.
Il destino dei drusi siriani resta quindi sospeso tra due esigenze entrambe vitali. Sopravvivere alle violenze che ancora attraversano il Paese e conservare, nello stesso tempo, la propria autonomia politica e identitaria. Un equilibrio estremamente fragile, destinato a influenzare anche le future scelte di Israele lungo uno dei confini più delicati del Medio Oriente.