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Hanan Yablonka, ucciso in un ospedale di Gaza dopo il rapimento

La testimonianza della sorella ricostruisce gli ultimi istanti dell’ostaggio del Nova Festival e riaccende il dibattito sull’uso degli ospedali da parte di Hamas

Anna Borioni

Tempo di Lettura: 3 min
Hanan Yablonka, ucciso in un ospedale di Gaza dopo il rapimento

Hanan Yablonka, 42 anni, ostaggio israeliano rapito da Hamas il 7 ottobre 2023 mentre cercava di fuggire dal Nova Festival, è stato colpito al petto durante la fuga, trasportato a bordo di un camion in un ospedale di Gaza e, invece di essere curato, giustiziato con tre colpi di pistola alla testa. A ricostruire le circostanze della sua uccisione è stata la sorella, Avivit Yablonka Abady, in un’intervista rilasciata al tabloid britannico Daily Mail in occasione dell’apertura a Londra dell’installazione dedicata al massacro del Nova Festival, dove si era recata insieme a una delegazione israeliana composta da sopravvissuti al 7 ottobre, ex ostaggi e familiari delle vittime. Avivit ha inoltre raccontato che il corpo del fratello fu nascosto all’interno di una borsa murata in un tunnel a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, dove l’Idf lo ha successivamente ritrovato insieme ai corpi di altri ostaggi.

Quando il 7 ottobre è iniziato il lancio di razzi contro i partecipanti al festival, Hanan ha cercato di mettersi in salvo insieme al gruppo di amici con cui si trovava. Alcuni video lo mostrano mentre fugge dal rave. Nell’auto utilizzata per tentare la fuga sono stati ritrovati le chiavi, il telefono, il documento d’identità e tracce di sangue. Nel gennaio 2024 l’Idf ha dichiarato ufficialmente che Hanan era tra gli ostaggi detenuti nella Striscia di Gaza. Pochi mesi dopo, alla fine di maggio, il suo corpo è stato recuperato insieme a quelli di Michel Nisenbaum, 59 anni, e di Orión Hernández Radoux, 30 anni.

Fra gli orrori del massacro del 7 ottobre, l’assassinio di Hanan Yablonka in un letto d’ospedale si aggiunge agli elementi che Israele porta da tempo a sostegno delle proprie accuse sull’utilizzo delle strutture sanitarie della Striscia per scopi militari da parte delle organizzazioni terroristiche palestinesi. L’intelligence israeliana e l’Idf hanno documentato, anche attraverso immagini diffuse pubblicamente come nel caso dell’ospedale al-Shifa, che sotto o all’interno di diversi ospedali fossero presenti tunnel, depositi di armi e centri di comando di Hamas. Secondo Israele, tali attività avrebbero beneficiato della protezione, della complicità o quanto meno dell’acquiescenza di parte del personale civile.

Nei raid condotti nei complessi ospedalieri, l’Idf ha inoltre dichiarato di aver arrestato centinaia di terroristi, alcuni dei quali si fingevano operatori sanitari o utilizzavano la professione medica come copertura, circostanze che le autorità israeliane affermano di aver documentato attraverso materiali investigativi e confessioni raccolte sul posto.

Hamas ha respinto le accuse di Israele, definendole un pretesto per giustificare gli attacchi contro gli ospedali. Sulla stessa scia si sono espresse ONG e OMS, accusando lo Stato ebraico di violare il diritto internazionale, secondo il quale le strutture sanitarie godono di una protezione speciale. La Convenzione di Ginevra, tuttavia, prevede che tale protezione venga meno quando una struttura sanitaria sia utilizzata, come recita l’articolo 18, «per commettere, al di fuori dei doveri umanitari, atti dannosi al nemico».

Per Hanan Yablonka, ucciso in un ospedale di Gaza dai suoi rapitori, quella protezione non è esistita. Nessuna ONG, nessuna istituzione internazionale ha denunciato, nel suo caso, la violazione di quel principio. La sua morte grida al mondo la verità.