A Gaza Hamas non sarebbe affatto in ginocchio. Anzi, secondo valutazioni sempre più allarmate provenienti dall’apparato di sicurezza israeliano, il movimento islamista starebbe ricostruendo rapidamente il proprio controllo civile ed economico sulla Striscia approfittando proprio del cessate il fuoco e del gigantesco flusso di aiuti umanitari entrati negli ultimi mesi. È questo il quadro emerso nelle ultime ore da fonti della difesa israeliana citate da N12, secondo cui Hamas sarebbe ormai tornata a esercitare un controllo quasi totale su ampie parti del territorio, al punto da comportarsi nuovamente come una vera entità sovrana.
La questione rischia di avere conseguenze enormi sia sul piano militare sia su quello diplomatico, perché dentro Israele cresce la convinzione che l’attuale meccanismo degli aiuti stia producendo un effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati dalla comunità internazionale. Secondo diverse fonti della sicurezza, la quantità di cibo e merci che entra quotidianamente nella Striscia avrebbe ormai superato di gran lunga il fabbisogno reale della popolazione civile.
Una fonte citata dall’emittente israeliana ha sostenuto che ogni giorno entrerebbe a Gaza una quantità di alimenti pari a quattro volte quella necessaria secondo gli stessi parametri utilizzati dalle Nazioni Unite. Si tratta di un’affermazione difficilissima da verificare in modo indipendente e che probabilmente verrà contestata dalle organizzazioni umanitarie internazionali, molte delle quali continuano invece a descrivere la situazione alimentare nella Striscia come estremamente critica. Tuttavia il punto centrale delle valutazioni israeliane riguarda soprattutto il controllo esercitato da Hamas sulla distribuzione degli aiuti.
Secondo le stesse fonti, l’organizzazione islamista avrebbe trasformato il sistema umanitario in una gigantesca leva economica e politica. Hamas imporrebbe infatti tasse ai commercianti locali con aliquote comprese tra il 15 e il 30 per cento, sequestrerebbe parte delle forniture e utilizzerebbe i proventi per finanziare la propria ricostruzione militare e amministrativa. “Gli aiuti umanitari sono diventati un motore economico per Hamas”, hanno dichiarato funzionari della sicurezza israeliana, sostenendo che centinaia di milioni di shekel starebbero finendo nelle casse dell’organizzazione.
Dietro questo scontro sugli aiuti si intravede una frattura sempre più profonda tra Israele e una parte della comunità internazionale. Da mesi le Nazioni Unite, le principali ONG e numerosi governi occidentali insistono sulla necessità di mantenere un flusso costante di assistenza per evitare il collasso umanitario della Striscia. Israele replica invece che Hamas controlla sistematicamente la distribuzione delle merci, utilizza la crisi per rafforzarsi politicamente e continua a sottrarre risorse alla popolazione civile.
Le immagini diffuse da Gaza nelle ultime settimane mostrano spesso uomini armati che presidiano i convogli umanitari o controllano i punti di distribuzione. Secondo fonti israeliane, molte municipalità e uffici amministrativi legati ad Hamas sarebbero già tornati pienamente operativi grazie ai fondi e ai meccanismi economici ricostruiti durante il cessate il fuoco.
Questo elemento rappresenta forse il dato più delicato per Israele. Per mesi il governo Netanyahu ha sostenuto che l’obiettivo della guerra fosse distruggere le capacità militari e governative di Hamas. Se però l’organizzazione riesce oggi a ristabilire la propria amministrazione civile, riscuotere tasse, controllare i mercati e gestire parte delle forniture umanitarie, dentro l’establishment israeliano cresce inevitabilmente la sensazione che il tempo stia lavorando a favore del movimento islamista.
Il nodo riguarda anche il futuro stesso del cessate il fuoco. Secondo quanto riportato da N12, l’ex coordinatore ONU per il processo di pace in Medio Oriente Nikolay Mladenov sarebbe vicino a dichiarare che Israele non può più essere considerato realmente impegnato nella prosecuzione della tregua, segnale di una tensione diplomatica che continua ad aumentare dietro le quinte.
Nel frattempo Hamas continua a rifiutare qualunque ipotesi di disarmo, mentre Israele valuta seriamente una riduzione drastica del numero di camion autorizzati a entrare nella Striscia. Una decisione che provocherebbe inevitabilmente uno scontro internazionale durissimo e nuove accuse contro il governo israeliano, ma che molti settori della sicurezza considerano ormai inevitabile se l’obiettivo resta impedire ad Hamas di ricostruire il proprio potere sotto copertura umanitaria.