Dalle aggressioni del 25 aprile in Italia contro chi sfilava sotto le bandiere della Brigata ebraica agli accoltellamenti di ebrei inglesi, dagli assalti al padiglione di Israele alla Biennale di Venezia al governo francese spinto dalle proteste a ritirare una legge contro l’antisemitismo, fino a Pedro Sánchez che premia Francesca Albanese con l’Ordine del merito civile: quello dell’odio antigiudaico che si aggira per l’Europa non è uno spettro nuovo, bensì un’infame tendenza che ha sconvolto il Vecchio continente per secoli e, con inaudita ferocia, nel Novecento.
A lungo si è pensato che ormai ci si fosse vaccinati almeno da questa degenerazione della nostra civiltà, e invece ecco che oggi rispunta la caccia alle kippà, alle stelle di David, con personaggi straordinari nella loro mediocrità come Beppe Sala che invitano a nascondere i simboli che possono eccitare gli antisemiti.
Che il mostro rispunti anche a sinistra è, almeno in parte, una novità, anche se Karl Marx ricordava come l’antisemitismo fosse pure espressione di un “socialismo degli imbecilli”. La novità, comunque terrificante, è rappresentata anche da personaggi dalle radici ebraiche come Zack Polanski, leader dei Verdi britannici, largamente coinvolti nell’ondata antisraeliana, o Jean-Luc Mélenchon che pure si considera erede dell’ebreo Lev Trotsky, mentre i sentimenti antiebraici diffusi anche a sinistra in Spagna fanno parte di una lunga e più generale tradizione nazionale.
Al di là della naturale indignazione morale di fronte a queste tendenze in atto, bisogna però anche riflettere su quale sia il modo più razionale per contrastarle. Credo che innanzi tutto vada organizzato un cordone sanitario rispetto non solo a chi s’impegna nelle campagne d’odio contro Israele, ma anche verso chi tollera la scelta di schierarsi contro gli ebrei.
In Germania la storia nazionale stessa impone alla sinistra, sia verde sia socialdemocratica, di non chiudere gli occhi. In Italia, invece, una sinistra allo sbando non riesce a tenere ferma la barra, come si è visto sulla proposta di legge contro l’antisemitismo avanzata da Graziano Delrio. E dunque, alla fine, questo problema deve diventare decisivo anche per segnare i confini di un campo largo progressista che vorrebbe la guida dell’Italia. Personalità mosse dai principi prima che dalle convenienze, come Carlo Calenda e Luigi Marattin, dovrebbero porre la lotta all’antisemitismo, articolato nelle sue varie forme, come un limite invalicabile. Una funzione analoga la sta esercitando il socialista Raphaël Glucksmann nella sinistra francese, arrivando probabilmente a sottrarre proprio su questo tema anche l’appoggio del Pcf a France Insoumise. E un ruolo simile di barriera all’antisemitismo lo stanno esercitando i liberali britannici, che raccolgono una parte del voto dello scontento verso conservatori e laburisti e impediscono che si orienti verso Polanski.
Esiste però un altro obiettivo politico che il fronte impegnato contro l’antisemitismo deve affrontare: il rapporto con l’islam moderato, espressione di quell’ampio schieramento ora modernizzatore ora riformatore che, dall’Africa al Medio Oriente e all’Asia, è impegnato contro quel nuovo jihadismo che ha il suo centro innanzi tutto a Teheran.
In questo senso la protesta contro l’immigrazione clandestina, spesso non priva di motivazioni ragionevoli, deve essere governata in modo da non offrire nessuna sponda a forme di razzismo che, tra l’altro, spingono verso il fondamentalismo non solo persone disperate, ma anche membri delle élite che rispondono con l’estremizzazione delle proprie convinzioni ad atteggiamenti odiosamente discriminatori contro i musulmani.
In questo senso l’Italia dovrebbe farsi promotrice, innanzi tutto negli interventi legati al cosiddetto Piano Mattei per l’Africa, di iniziative che favoriscano l’accoglienza di musulmani che rifiutano il jihadismo. Accordi di questo tipo dovrebbero inoltre fare da corollario alle intese di cui Roma è protagonista dal Golfo Persico all’Azerbaigian, con programmi di contrasto sia al razzismo sia al fondamentalismo, e con iniziative di dialogo tra le grandi religioni del libro.
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