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Israele. Il Bauhaus, quando la necessità diventa virtù

Tel Aviv conserva un vero e proprio patrimonio architettonico dovuto all’ingegno e alla creatività di una generazione di artisti ed architetti tedeschi

Josef Oskar

Tempo di Lettura: 3 min
Israele. Il Bauhaus, quando la necessità diventa virtù

Amazing Tel Aviv! La città bianca non finisce di sorprendere; oltre agli avveniristici grattacieli della zona High Tech e finanziaria, essa nasconde un tesoro architettonico raro al mondo: il quartiere Bauhaus (in tedesco:la costruzione della casa) derivante dalla famosa scuola di architettura di Walter Gropius, Staatliches Bauhaus fondata nel 1919 a Weimar e Dessau in Germania. Il Paese usciva distrutto politicamente ed economicamente dalla prima guerra mondiale. Gropius cercava un inizio nuovo per il popolo tedesco e in questo caso, era la sua impostazione, si partiva dalla casa. Ne nasce uno stile definito modernistico e razionalistico che si può riassumere in dieci linee guida: l’artista è un artigiano esaltato, la forma segue la funzione, l’edificio deve essere un’opera d’arte completa, devono essere usati dei veri materiali adatti al caso specifico, occorre prediligere forme lineari e geometriche, la tecnologia va messa in risalto, fare uso intelligente delle risorse, con semplicità ed efficacia, ea sviluppo costante.

Maestri e docenti famosi appartenevano al movimento Bauhaus, tra cui Hannes Meyer, Ludwig Mies van Der Rohe, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Adolf Meyer e altri.

Tra i seguaci della scuola figuravano anche, ovviamente, architetti ebrei: Shlomo Bernstein, Munio Gitai (Weinraub), Edgar Hed (Hecht), Shmuel Mestechkin, Chanan Frenkel e Arieh Sharon. Nel 1933, con l’avvento del nazismo al potere, questi lasciarono la Germania e si trasferirono nella Palestina Mandataria. Qui adattarono il disegno prendendo in considerazione le condizioni climatiche del territorio. Tel Aviv,in quel momento, era inconsciamente alla ricerca di uno stile proprio e il design Bauhaus capitò al posto giusto nel momento giusto. Si fece, anzi, di necessità virtù.

Nel 1936 scoppiò in Palestina la rivolta araba durata fino al 1939; le tecniche Bauhaus non necessitavano della costruzione in pietra, nella quale gli operai arabi eccellevano, si passò invece al cemento armato che gli operai ebrei erano perfettamente in grado di padroneggiare. In questo caso, non dovendo più contare su mano d’opera araba, fu anche risolto un problema di sicurezza con la relativa diminuzione degli attentati.

Arriviamo ai giorni nostri. Oggi Tel Aviv, unica al mondo, vanta circa quattro mila edifici stile Bauhaus, concentrazione architettonica unica al mondo. Tant’è vero che UNESCO nel 2003 le conferì il titolo di patrimonio artistico dell’umanità. La Germania, che ha visto la distruzione di moltissimi edifici Bauhaus nel secondo conflitto mondiale, ha assunto un ruolo attivo, finanziando le varie ristrutturazioni rivolte a conservare questo tesoro,anche culturale. Nel 2019 furono festeggiati cent’anni dalla fondazione della scuola Bauhaus con il restauro della Max Liebling House (v. immagine). La data della ricorrenza fu scelta in perfetto stile razionalistico: 19.9.19, ovvero 19 settembre del 2019.

Nella storia del popolo ebraico gli eventi felici non sempre abbondano, ma il caso del quartiere Bauhaus è un gioioso esempio di come, anche nei momenti più tristi, la storia possa riservare delle piacevoli sorprese. Quanto basta per rincuorare gli ottimisti. Amazing Tel Aviv.