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Il 25 aprile sequestrato

Dalle giustificazioni dell’Anpi all’espulsione della Brigata Ebraica. Come si costruisce il colpevole e si riscrive la realtà sotto gli occhi di tutti

Anna Borioni

Tempo di Lettura: 7 min
Il 25 aprile sequestrato

Molte delle dichiarazioni pubbliche dei protagonisti del corteo del 25 aprile a Milano sull’espulsione della Brigata Ebraica appaiono ancora più gravi e distruttive del fatto in sé. Da una parte si deplora l’episodio, dall’altra lo si giustifica: “e però c’erano le bandiere israeliane”. Come dire, se la sono cercata. Vediamo, seguendo le dichiarazioni alla stampa nei giorni a ridosso del fattaccio, come l’Anpi sia riuscita nella costruzione del colpevole, trasformando l’aggredito, la Brigata Ebraica, in aggressore.

Come principale organizzatore delle manifestazioni del 25 aprile, l’Anpi ha subito tenuto a scaricarsi da ogni responsabilità. Riporta il Corriere del 26 aprile che, per il presidente Gianfranco Pagliarulo, la Brigata è responsabile dell’accaduto perché non avrebbe dovuto sventolare le bandiere israeliane: “In una situazione del genere non sono opportune”.

A spiegare di quale situazione si tratti, per cui sarebbe inopportuno sventolare le bandiere con la Stella di David, si cimenta Primo Minelli, presidente dell’Anpi milanese, che afferma: “Niente di grave, abbiamo parlato molto con la Brigata Ebraica dicendo che dovevano evitare di presentarsi con bandiere di Stati aggressivi: sarebbe stata più gestibile la situazione”.

Come si può dire che non sia successo nulla di grave? Si è trattato di negare a un gruppo di cittadini il diritto costituzionale di manifestare pacificamente. Bloccare i manifestanti dietro lo striscione della Brigata Ebraica per due ore, insultarli, minacciarli, tanto da costringerli a lasciare il corteo, è stata una violazione dello Stato di diritto, proprio quel diritto che si rivendica il 25 aprile. L’articolo 21 della Costituzione garantisce la libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero. L’articolo 17 sancisce il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Evidentemente, per l’Anpi le armi c’erano eccome: erano le bandiere di Stati “aggressivi”, come quella con la Stella di David e quella a Stelle e Strisce, protagoniste della liberazione dal nazifascismo del nostro Paese, la bandiera con il Leone e il Sole, oggi adottata dal dissenso iraniano, o quella dell’Ucraina, testimoni di attuali lotte per la libertà nei loro Paesi. Nei cortei dell’Anpi, sfilare con questi vessilli di libertà non è più opportuno.

Ma tranquilli, non è successo nulla di grave: la ricorrenza del 25 aprile è finalmente gestibile perché ora è in mano a pacifisti e convinti democratici. Nelle piazze, accanto al tricolore, c’è la marea di bandiere palestinesi; si vedono i colori della Repubblica Islamica dell’Iran, noto Stato non aggressivo e rispettoso dei diritti umani; si possono perfino scorgere le bandiere di Hamas e di Hezbollah, anch’esse, evidentemente, espressione di un pacifismo esemplare. Il problema è che, andando avanti così, potrebbe arrivare il giorno in cui non sarà più opportuno sventolare neppure il tricolore, sommerso dalle bandiere islamiste.

Il 27 aprile Minelli torna sull’argomento e afferma sul Corriere: “Abbiamo subito stigmatizzato quanto accaduto e siamo i primi a condannare le frasi antisemite, ma vanno capite le ragioni”. Certo, bisognerebbe “capire” le ragioni di quei militanti con il fazzoletto dell’Anpi al collo che hanno insultato e minacciato i manifestanti raccolti dietro lo striscione della Brigata Ebraica gridando “siete saponette mancate”, “viva Hitler”, “Hitler doveva finire il lavoro”. Ragioni che evocano un antisemitismo da Terzo Reich, di campi di sterminio, di leggi razziali. Ragioni che, secondo Minelli, andrebbero capite. Il motivo? Oltre alle bandiere con la Stella di David, c’erano “foto di Trump, Netanyahu e dello scia Reza Pahlavi”.

Un’offesa talmente grave che, per lavare l’onta subita, i militanti con il fazzoletto dell’Anpi al collo sono stati disposti a trasformarsi in nazisti con il fazzoletto dell’Anpi al collo. Si può obiettare che, piaccia o no, Trump e Netanyahu rappresentano Paesi che hanno combattuto contro il nazifascismo, ma non è questo il punto. Il fatto è che la questione delle foto è una bufala smentita da più parti, fra cui gli stessi firmatari dell’articolo, S. Bettoni e C. Evangelista, che scrivono: “I cronisti del Corriere in corteo hanno visto solo quella dello scià”, foto, peraltro, portata dai dissidenti iraniani, come precisa Davide Romano.

Chi ha messo in giro la bufala delle foto? Uno dei primi a parlarne è stato Angelo Bonelli di Avs, il 26 sul Corriere, che afferma: “Condanniamo gli spari contro i militanti dell’Anpi e gli insulti antisemiti di Milano. Venire però al corteo del 25 aprile con la bandiera di Israele e la foto di Netanyahu è una provocazione inaccettabile, pianificata da chi voleva bloccare il corteo”. Provocazione inaccettabile, quindi dagli all’ebreo! Gli ebrei avrebbero pianificato la propria espulsione per poter bloccare il corteo. Ma qualcosa non torna nel ragionamento di Bonelli: che motivo avevano gli ebrei di voler bloccare il corteo del 25 aprile, a cui partecipano storicamente con il diritto di chi porta la memoria dei combattenti per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, la Brigata Ebraica e le migliaia di ebrei militanti nelle formazioni partigiane? La vera provocazione è la bufala costruita per ribaltare la realtà di un grave atto squadrista ai danni della Brigata Ebraica. Quella di Bonelli è un’operazione politica ignobile. Di questo passo potrebbe accadere che nazisti rossi e neri si ritrovino insieme in un macabro ricordo congiunto della Notte dei cristalli e dei pogrom russi.

A chiudere il quadro delle dichiarazioni dell’Anpi è un comunicato stampa, citato dal Corriere il 30 aprile, che recita: “La memoria storica della Resistenza e la mobilitazione popolare che a tutt’oggi sa suscitare rappresentano il nemico di coloro che sostengono guerre di aggressione coloniale e genocida come quella perpetrata dal governo di Netanyahu (su cui pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra) contro il popolo palestinese che lotta e resiste per la sua autodeterminazione e libertà”.

Adesso è chiaro. Potevano esserci le bandiere di un Paese che, secondo questa lettura, conduce guerre di aggressione coloniale e genocida? Che i palestinesi, come tutti i popoli, abbiano diritto all’autodeterminazione e alla libertà nessuno lo contesta. Il problema è che non è questo l’obiettivo delle loro organizzazioni (Hamas è stata votata dai gazawi). È una retrograda ideologia terzomondista ad attribuirglielo. Se non fossero bastati gli attentati palestinesi che per anni hanno insanguinato le strade di Israele, se non bastassero gli oltre 20.000 missili lanciati da Gaza dal 2006 sugli insediamenti civili israeliani (ricordiamo che Israele si era ritirato dalla Striscia l’anno prima), a chiarire una volta per tutte quale sia l’obiettivo dei cosiddetti resistenti palestinesi è stato il 7 ottobre 2023, quando hanno iniziato una guerra contro Israele massacrando 1.200 persone, sequestrandone 251 (basta ricordare le manifestazioni di giubilo nelle strade di Gaza) e lanciando oltre 12.000 missili in tre mesi verso il territorio israeliano. Una guerra che, con il sostegno del regime degli ayatollah, ha visto Hezbollah, Houthi, milizie sciite in Siria e Iraq entrare al fianco di Hamas non con l’obiettivo dell’autodeterminazione dei palestinesi, ma per la distruzione dello Stato ebraico: “From the river to the sea Palestine will be free”.

L’aiuto che l’Anpi potrebbe dare al popolo palestinese è restituire la piazza del 25 aprile ai veri protagonisti della lotta di liberazione, come accadeva quando alla guida dell’associazione c’erano i partigiani, dichiarare non accettabili i vessilli dell’islam radicale e gli slogan che inneggiano alla distruzione di Israele, dare spazio ai dissidenti arabi, palestinesi, iraniani, agli ucraini e a chiunque oggi lotti per la libertà.

Altrimenti, andando avanti con l’inversione della storia e la demolizione della memoria, trasformando gli aggrediti in aggressori e gonfiando di significati libertari organizzazioni terroristiche, potrebbe accadere che sarà la stessa Anpi, ormai inutile ai nuovi padroni, a essere cacciata.