Siamo alla solita sceneggiata della flottiglia Sumud che la gente comune, giornalisti inclusi, non ha gli strumenti per capire e nessuno lo spiega.
ietro a quello che sembra una simpatica gita in barca per il Mediterraneo si nasconde in realtà un problema di sicurezza molto serio per Israele. Il territorio di Gaza è praticamente contiguo a diverse località israeliane situate sul lungomare a pochissimi chilometri, ad esempio Zikim (duramente colpita il 7 ottobre 2023), Karmia oppure Yad Mordechai.
Da Gaza un gommone, con un potente motore fuoribordo, è in grado di raggiungere queste località in pochi minuti. Gli operatori radar che seguono i movimenti delle imbarcazioni sullo schermo non riescono a distinguere tra barche innocue e barche con intenti terroristici. Per questo lo schermo deve essere il più sgombro possibile.
E qui entra in scena la flottiglia Sumud, questa volta composta da circa 58 imbarcazioni. Se a questi natanti fosse stato permesso di avvicinarsi troppo al lungomare israeliano, avrebbero potuto fare da copertura per un potenziale attacco terroristico via mare. La Marina israeliana ha dovuto intercettarli da lontano, altrimenti la situazione avrebbe rischiato di sfuggire di mano.
Il quadro si complica ulteriormente con la presenza delle piattaforme per l’estrazione del gas offshore, vitali per l’economia israeliana e anche per quella giordana ed egiziana, visto che Israele esporta verso questi due Paesi. In conclusione, l’orizzonte marittimo israeliano richiede di avere il mare sotto controllo ben oltre le 12 miglia previste dalle leggi internazionali. Il regolamento delle acque territoriali vale per tempi di pace, lusso che Israele non ha mai avuto.
Secondo il diritto marittimo internazionale, ecco come cambia la situazione in contesto bellico:
Sovranità e Sicurezza: Lo Stato costiero mantiene la sovranità sulle proprie acque territoriali (fino a 12 miglia), il che include il diritto di difendersi, limitare la navigazione e imporre blocchi navali.
Blocco Navale: In caso di conflitto, una parte in guerra può dichiarare un blocco navale. Se riconosciuto, questo può impedire l’accesso a qualsiasi nave (anche civile) nella zona, superando le normali regole di transito.
Passaggio Inoffensivo: Il diritto di passaggio inoffensivo per le navi straniere (art. 17 della Convenzione UNCLOS – trattato ONU sul diritto del mare) può essere temporaneamente sospeso dallo Stato costiero se necessario per la sicurezza nazionale.
Acque Internazionali: Oltre le 12 miglia, nelle acque internazionali (alto mare), la libertà di navigazione è generalmente garantita, ma le navi da guerra possono fermare navi mercantili se sospettate di sostenere il nemico o di svolgere attività illecite.
Per concludere: sebbene il confine geografico resti quello delle 12 miglia, in tempo di guerra la “sovranità” si traduce spesso in un controllo militare stretto e in limitazioni operative che sospendono i diritti ordinari di navigazione.