Tutto ha un limite, ma l’Anpi lo ha largamente superato. Premesso che il gesto commesso dal giovane ebreo che ha sparato con una pistola a pallini contro due militanti dell’associazione è da condannare in modo nettissimo. Resta il fatto che la magistratura, in un’analoga fattispecie, ha seguito due pesi e due misure: il tentato omicidio in questo caso e addirittura l’archiviazione per un episodio identico avvenuto in una scuola del Nord.
Ciò detto, quello che non è accettabile è la posizione assunta dall’Anpi: partendo da questo deprecabile episodio, è arrivata a denunciare la presenza di uno squadrismo di marca ebraica del tutto inesistente.
Ma la questione non finisce qui. Prima del 7 ottobre l’Anpi – considerata in modo del tutto sbagliato l’unica rappresentante del mondo partigiano storico – ha aperto le manifestazioni del 25 aprile alla partecipazione delle associazioni palestinesi. In primo luogo essa è del tutto indebita, visto che a suo tempo le organizzazioni militari palestinesi affiancarono l’esercito tedesco-nazista con la benedizione del Gran Muftì di Gerusalemme.
In secondo luogo le componenti squadriste dell’associazionismo palestinese, proprio nella ricorrenza del 25 aprile, hanno aggredito in modo sistematico la Comunità ebraica. E proprio in questo 25 aprile a Milano i rappresentanti della Brigata ebraica, gli esponenti della comunità e addirittura i ragazzi di Forza Italia sono stati espulsi dal corteo.
Di conseguenza, l’Anpi si è comportata in modo del tutto settario e fazioso. In piena contraddizione con quello che dovrebbe essere lo spirito del 25 aprile che dovrebbe accomunare tutti coloro che si riconoscono nei principi fondamentali della Resistenza antifascista e antinazista e di cui da sempre l’ebraismo ha costituito una componente fondamentale.