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Vogue e Gaza. Sì ad Albanese e sull’Iran cala il silenzio

Dalla copertina patinata alla crisi di Narges Mohammadi riemerge una selezione delle cause che pesa sulla credibilità dell’impegno internazionale

Luisa Ciuni

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Vogue e Gaza. Sì ad Albanese e sull’Iran cala il silenzio

Lei occhieggia da Vogue, edizione inglese, in corretto abito blu, stivali e volto splendente, reso luminoso da qualche magico sistema di Photoshop che sistema anche gli occhiali da maestrina dalla Penna Rossa regalando a Francesca Albanese un’allure modaiola, in linea col resto della rivista.

Sta benissimo la relatrice speciale Onu per i Territori Occupati sulla carta patinata di Condé Nast, perfettamente a proprio agio mentre parla del suo libro “Quando il mondo dorme” (ed. Rizzoli), impegnata in una campagna per risvegliare non solo il pianeta Terra ma probabilmente l’intera galassia finora colpevolmente poco interessata alle sue idee.“Il mondo si deve svegliare”, dice alla giornalista spiegando come in Italia alle sue presentazioni arrivino migliaia di persone così come ai suoi comizi. L’altra, professionalmente, registra.

Il discorso è sempre lo stesso, da futura signora dei Pro-pal di qualche Ztl italiana dopo le prossime elezioni, convinta, assieme a molti altri, di essere seduta dalla parte del bene e che nessuna critica le possa essere rivolta. Ad esempio, che ci sia un bel salto dalle macerie di Gaza alle pagine di Vogue. Chiaramente, però, se serve a vendere un volume in più e a sostenere la causa bisogna piegarsi. Perché nelle stesse ore in cui usciva la notizia di Albanese come probabile rivale di Anna Wintour, Kiana Rahmani, figlia della Nobel iraniana per la pace Narges Mohammadi, ha reso noto che la madre ha avuto un grave peggioramento delle sue condizioni cliniche perdendo due volte conoscenza.

La Nobel soffre di cuore e dopo queste ultime crisi rischia la vita, tanto che gli stessi carcerieri l’hanno spostata dal penitenziario all’ospedale della città di Zanjan dove però non dispongono delle strutture necessarie per curarla. L’hanno messa sotto ossigeno in terapia intensiva e consentito alla sorella di assisterla ma niente altro. Servirebbe un trasferimento a Teheran in un centro specializzato altrimenti il cuore di Narges Mohammadi potrebbe cedere, ma la Repubblica islamica iraniana non dà cenno di acconsentire alla richiesta.

Ora è mai possibile che chi si batte per i diritti dei Gazawi ed è disposto a piangere sulle foto che vengono dalla Striscia non abbia una parola per una donna che ha sacrificato tutta la sua vita e quella della sua famiglia per lottare contro un regime?

Che ci sia un doppio pesismo già visto con le vittime del 7 ottobre che ora riguarda le vittime dei Pasdaran? Evidentemente sì. Albanese, a proposito delle vittime dei moti di Teheran, ha risposto che lascia le vicende dell’Iran ai colleghi dell’Onu che si occupano del paese e non vuole fare confusione. Non fa confusione, invece, passare dai proclami Pro-pal a Vogue? Evidentemente no.