Secondo l’emittente israeliana Channel 12, sulla base delle valutazioni degli apparati di sicurezza, Hezbollah avrebbe oggi nel sud del Libano un’unità composta da circa 100 operatori dedicata esclusivamente ai droni. Non si tratterebbe di una struttura rigida o centralizzata, ma di una rete frammentata, fatta di piccoli gruppi distribuiti sul territorio, con compiti specifici e una certa autonomia operativa. Una configurazione leggera, difficile da colpire in modo diretto e pensata per adattarsi rapidamente alle condizioni sul campo. Sempre secondo queste stime, dall’inizio della fase più recente del conflitto il gruppo avrebbe lanciato circa 160 droni contro obiettivi israeliani. Di questi, circa 90 sarebbero collegati direttamente agli operatori tramite fibra ottica, una soluzione che sta diventando sempre più centrale nelle tattiche recenti.
Le informazioni diffuse dal quotidiano Al Ahed, vicino a Hezbollah, vanno nella stessa direzione e aggiungono un livello di dettaglio sullo sviluppo tecnologico del sistema. Il giornale parla infatti di un’accelerazione nella produzione e modifica dei droni nei mesi successivi al cessate il fuoco del novembre 2024. In particolare, il focus sarebbe stato sui sistemi FPV (First Person View), adattati per un utilizzo operativo sempre più aggressivo sul campo.
Il passaggio chiave è proprio questo: l’introduzione della fibra ottica. Si tratta di un cavo sottilissimo che si srotola durante il volo del drone e mantiene un collegamento fisico diretto tra operatore e mezzo. In pratica, viene eliminato il ricorso a radio, GPS o segnali wireless. Questo rende il sistema molto più difficile da disturbare o intercettare con le tradizionali contromisure elettroniche. Il drone diventa meno “tracciabile”, mantenendo però un controllo continuo e stabile fino al momento dell’impatto.Un approfondimento del Long War Journal evidenzia come le Forze di Difesa Israeliane stiano affrontando crescenti difficoltà legate proprio all’uso esteso dei droni FPV da parte di Hezbollah. Perché questi droni sarebbero stati modificati anche sul piano strutturale. L’impiego di materiali come fibra di carbonio e fibra di vetro avrebbe permesso di ridurre la firma radar, mentre la progettazione a bassa emissione termica li renderebbe meno visibili ai sistemi di rilevamento. In combinazione, questi elementi rendono il mezzo più difficile da individuare sia in fase di avvicinamento sia durante il volo a bassa quota.
Dopo la ripresa del conflitto nel marzo 2026, l’utilizzo di questi sistemi sarebbe aumentato in modo significativo. Gli FPV vengono impiegati soprattutto in attacchi rapidi e ravvicinati, spesso contro veicoli blindati o gruppi di fanteria, sfruttando la sorpresa e la difficoltà di reazione delle difese sul terreno. La logica è quella di colpire in modo preciso, con costi ridotti e alta adattabilità tattica.
Questa evoluzione non nasce in modo isolato, ma dentro un contesto operativo preciso. Dopo il 2024, Hezbollah ha dovuto affrontare una pressione crescente sulle proprie infrastrutture e sulle linee di approvvigionamento. Le difficoltà logistiche e il restringimento dei canali di supporto hanno spinto verso soluzioni più autonome, meno dipendenti da forniture esterne e più facili da produrre sul territorio.
In questo scenario, i droni FPV rappresentano una risposta diretta: sistemi economici, assemblabili localmente e basati su componenti civili facilmente reperibili. Non richiedono una filiera industriale complessa e possono essere adattati rapidamente alle esigenze del campo. Questo ne spiega la diffusione e l’intensificazione dell’uso nelle fasi recenti del conflitto.
Il risultato complessivo è un modello operativo sempre più frammentato. Non una struttura militare compatta, ma una rete distribuita, composta da unità piccole e mobili, difficili da localizzare e neutralizzare in modo centralizzato. Una forma di guerra che si basa meno sulla massa e più sulla dispersione, sulla rapidità e sull’adattabilità.
Israele, dal canto suo, ha reagito rafforzando le difese lungo il confine con il Libano. Le misure adottate combinano sistemi elettronici, intercettori e soluzioni improvvisate per contrastare i droni a bassa quota, che rappresentano oggi una delle principali difficoltà operative. Mentre sono stati intensificati gli attacchi contro siti produttivi, officine e infrastrutture legate alla catena logistica dei droni di Hezbollah, nel tentativo di rallentarne la capacità di adattamento e produzione.