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Per chi suona la sirena. Prove tecniche di stabilizzazione

Tra incertezze e speranze, segnali positivi e dubbi, il ‘problema Libano’ sta assumendo una nuova dimensione

Luciano Assin

Tempo di Lettura: 2 min
Per chi suona la sirena. Prove tecniche di stabilizzazione


Vuoi perchè sono particolarmente interessato, vuoi perchè abito vicino al confine libanese, non faccio che ricevere numerosi reel, sia su Facebook che su Youtube, concernenti le sempre maggiori critiche rivolte da giornalisti e intellettuali libanesi verso Hezbollah. Il numero di filmati che circola fra i social è cresciuto in maniera esponenziale rispetto a quanto veniva pubblicato prima del 7 ottobre. Incuriosito, ma non sorpreso, da questa escalation mediatica, ho provato a chiedere a Google quale fosse la posizione dei libanesi rispetto all’attuale crisi fra il Paese dei cedri e Israele. L’intelligenza artificiale fatica ad adattarsi alla nuova realtà e continua a fornire una narrazione ancora troppo orientata a favore di Hezbollah, il partito di Dio.

Basta poco per trovare in rete la nuova realtà. Testate come Sky News Arabia, Asharq al Awsat o Arab News raccontano la realtà in maniera diversa. La lista di giornalisti libanesi aggrediti fisicamente, minacciati di morte o costretti all’esilio per le loro posizioni critiche nei confronti di Hezbollah comprendono Dima Sadek, Rami Naim, Hanin Ghaddar, Maria Ma’alouf. E questa è solo la punta dell’iceberg.

Le critiche rivolte verso l’intransigenza del partito sciita sono numerose, e il clima di paura e di omertà che aveva coperto queste posizioni è praticamente scomparso. La ‘Muqawama’, il termine arabo che definisce la resistenza, ha dimostrato la sua inconsistenza nel momento stesso in cui l’esercito israeliano ha iniziato la campagna terrestre e i miliziani libanesi si sono dissolti come neve al sole.

Il rifiuto assoluto di Naim Kassem, l’attuale leader di Hezbollah, di disarmare la sua organizzazione come richiesto dal governo libanese, non ha fatto che accrescere l’insofferenza nei suoi confronti non solo da parte di cristiani, sunniti e drusi, ma anche da un consistente numero di sciiti, la componente musulmana che dovrebbe appoggiare senza se e senza ma le sue posizioni filoiraniane.

Personalmente non ho troppa fiducia riguardo alle attuali trattative fra Libano e Israele, ma indubbiamente i tempi stanno cambiando.

Basteranno un milione di sfollati sciiti dal sud del Libano e la presenza sempre più consistente dell’IDF nella stessa zona per modificare completamente l’attuale assetto geopolitico? In attesa di una risposta, non dico definitiva, ma perlomeno indicativa, si continua a sperare, se non in una pace duratura almeno in un lungo periodo di stabilità.