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Europa, la banca ombra di Hezbollah tra droga, arte, diamanti e criptovalute

Il rapporto del Documentation Centre Political Islam di Vienna ricostruisce la rete finanziaria europea del movimento sciita libanese, mostrando come attività legali e criminali si intreccino per sostenere una delle principali milizie dell’Iran

Daniele Scalise

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Europa, la banca ombra di Hezbollah tra droga, arte, diamanti e criptovalute

Hezbollah non vive soltanto di missili, miliziani e propaganda. Vive anche di contanti, società di copertura, porti europei, auto di lusso, opere d’arte, diamanti, criptovalute, ristoranti usati come copertura e reti familiari della diaspora. È questa la fotografia, molto concreta e tutt’altro che rassicurante, che emerge dal rapporto The Financial Operations of Hezbollah in Europe, pubblicato nell’aprile 2026 dal Dokumentationsstelle Politischer Islam, con un lavoro firmato da Lina Khatib e con una ricerca contributiva di Anrike Visser. (Un consiglio: se andate sul loro sito – www.dokumentationsstelle.at – , troverete una fonte ricchissima di informazioni).

L’istituto austriaco è un fondo della Repubblica d’Austria dedicato allo studio scientifico dell’islam politico, delle sue reti e delle sue strutture formali e informali. Ha sede a Vienna, è guidato dalla direttrice Lisa Fellhofer e dal vicedirettore Ferdinand J. Haberl, mentre il suo comitato scientifico è presieduto dal professor Mouhanad Khorchide.

Le autrici non descrivono Hezbollah come una semplice organizzazione terroristica che riceve denaro dall’Iran. Il punto centrale dello studio è decisamente molto più inquietante: questo manipolo diterroristi funziona ormai come un attore finanziario criminale transnazionale, capace di offrire perfino servizi professionali di riciclaggio ad altre reti del crimine organizzato. Secondo il rapporto, il gruppo riceve ogni anno circa 700 milioni di dollari dall’Iran, mentre il suo bilancio complessivo supererebbe il miliardo di dollari. Questo significa che circa il 30 per cento delle sue risorse arriverebbe da attività illecite globali, tra traffico di droga, riciclaggio, diamanti, contrabbando di petrolio e operazioni commerciali opache.

L’Europa è territorio che i terroristi e tagliagole usano a proprio piacimento. Il rapporto cita attività riconducibili a Hezbollah o alle sue reti in paesi che vanno dall’Austria all’ Italia, dal Belgio alla Svizzera, dal Regno Unito alla Francia, e chi più ne ha più ne metta. Il continente è una comoda piattaforma per raccogliere fondi, riciclare denaro della droga, acquisire beni di lusso, movimentare contanti e trasformare proventi criminali in ricchezza apparentemente pulita. Già nel 2022 Europolaveva segnalato l’uso che Hezbollah fa dell’Unione europea come base per fundraising, reclutamento e attività criminali, compresa la gestione di droga, armi e riciclaggio per conto di altre organizzazioni. Allarme poco ascoltato o poco creduto.

Andiamo al sodo. Il caso più emblematico è la cosiddetta Cedar Network, smantellata dalla DEA (Drug Enforcement Administration, cioè l’agenzia federale antidroga degli Stati Uniti) nel 2016 nell’ambito di Project Cassandra. La rete comprava cocaina dai cartelli sudamericani, la faceva arrivare in Europa, raccoglieva il denaro delle vendite e lo trasformava in beni legali, soprattutto auto di lusso e orologi, poi spediti in Africa occidentale e rivenduti. Una parte dei proventi tornava in Libano, dove Hezbollah poteva usare il denaro per acquistare armi e finanziare le proprie attività in Siria e Iraq. Al vertice di questa struttura figurano nomi come Mohamad Noureddine, Adham Husayn Tabaja e Abdallah Safi-Al-Din, tutti legati alla componente finanziaria e internazionale dell’organizzazione.

I numeri danno la misura del sistema. Nel 2016, con Operation Cedar, furono arrestati 16 operativi collegati a Hezbollah in Francia, Belgio, Germania e Italia. La rete riciclava denaro attraverso il commercio internazionale di beni di lusso e, al culmine dell’attività, arrivava a lavare circa un milione di euro alla settimana, soprattutto passando dalla Germania.

Altro capitolo, e non certo trascurabile, riguarda l’arte e i diamanti. Il rapporto si concentra su Nazem Said Ahmad, mercante d’arte libanese sanzionato dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, indicato come finanziatore di Hezbollah e, dal 2016, come finanziatore personale di Hassan Nasrallah. Attraverso società di copertura, alias, familiari e intermediari, Ahmad avrebbe acquistato più di 54 milioni di dollari in opere d’arte dal 2012, sfruttando case d’asta, gallerie e studi di artisti tra Stati Uniti, Regno Unito e Belgio. La rete avrebbe inoltre movimentato 482 pacchi di diamanti, per circa 1.546 carati, usando società di facciata per ottenere valutazioni da operatori statunitensi.

La ricerca mostra anche il volto più banale del finanziamento terroristico. In Austria, nel 2021, le autorità bloccarono una rete che preparava il traffico di 30 tonnellate di captagon – una droga sintetica a base di fenitillina – verso l’Arabia Saudita. La copertura era una pizzeria a Bürmoos, gestita da un cittadino austro-libanese, mentre la droga prodotta in Libano viaggiava nascosta dentro forni per pizza e altre attrezzature, passando dal Belgio all’Austria e poi verso porti italiani. La scelta della rotta europea serviva a sfruttare controlli sauditi meno severi sulle merci provenienti dall’Europa.

Il rapporto insiste su un punto tecnico che diventa politico. Hezbollah prospera perché mescola attività lecite e illecite, sfruttando la difficoltà degli apparati europei nel distinguere una normale operazione commerciale da una copertura finanziaria. Auto, arte, diamanti, ristorazione, cambiavalute, hawala (un sistema informale di trasferimento di denaro nato secoli fa in Medio Oriente, nel Sud Asia e nel Corno d’Africa, molto prima delle banche moderne), società schermo, diplomatici compiacenti e criptovalute diventano parti dello stesso ingranaggio.

La parte sulle criptovalute conferma l’adattabilità del gruppo. Hezbollah usa anche stablecoin come Tether sulla rete Tron, meno familiare agli investigatori rispetto a Bitcoin. Nel maggio 2023 Israele ha sequestrato 1,7 milioni di dollari in criptovalute da 40 wallet controllati da Tawfiq Muhammad Said al-Law, operatore hawala con base in Siria, collegato a Hezbollah, alla Forza Quds iraniana e a reti finanziarie degli Houthi.
La vulnerabilità europea nasce anche dalle scelte politiche. L’Unione europea, bontà sua, ha definito come terroristica soltanto l’ala militare di Hezbollah, lasciando aperta la distinzione artificiale con l’ala politica. Regno Unito e Germania hanno invece inserito l’intera organizzazione nelle liste terroristiche, come hanno fatto anche Paesi quali Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia e altri. Questa frammentazione rende più difficile bloccare flussi di denaro, donazioni e attività mascherate da iniziative religiose o caritative.

La conclusione del rapporto è netta. Hezbollah sfrutta l’Europa come snodo finanziario, approfitta delle differenze normative, usa Stati fragili come il Libano, beneficia delle reti iraniane e si muove più rapidamente delle autorità. Per fermarlo servono una designazione europea unitaria dell’intera organizzazione, controlli più severi (ma severi davvero) sui beneficiari reali delle società, maggiore sorveglianza su arte, beni di lusso e criptovalute, e una cooperazione più stretta tra Europa e Stati Uniti. Finché l’Europa continuerà a guardare Hezbollah come un problema lontano, Hezbollah continuerà a usare l’Europa come una delle sue casseforti.