Mentre gli occhi del mondo restano puntati sul Golfo Persico e sullo Stretto di Hormuz, Russia e Iran stanno spostando una parte decisiva dei loro traffici militari e commerciali molto più a nord, lungo una rotta quasi invisibile che attraversa il Mar Caspio e che, secondo funzionari americani citati dal New York Times, viene ormai utilizzata per trasferire componenti destinati alla ricostruzione del sistema di droni iraniano devastato dagli ultimi combattimenti.
La notizia fotografa uno scenario in rapido mutamento, perché mostra come Mosca e Teheran stiano trasformando il Caspio in una specie di corridoio protetto sottratto alla pressione occidentale. Dopo il blocco navale imposto dagli Stati Uniti nell’area del Golfo e l’aumento delle sanzioni internazionali, il mare interno che collega Russia, Iran, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan è diventato una delle poche arterie rimaste relativamente al riparo dal controllo americano.
Secondo le fonti citate dal quotidiano statunitense, la Russia starebbe inviando all’Iran componenti fondamentali per ricostruire la propria flotta di droni, dopo che Teheran avrebbe perso circa il sessanta per cento del proprio arsenale di velivoli senza pilota durante le recenti operazioni militari. Non si tratterebbe però soltanto di forniture militari. Mosca starebbe infatti trasferendo attraverso il Caspio anche merci che normalmente passavano per lo Stretto di Hormuz e che oggi rischiano di restare bloccate a causa della presenza della Marina americana.
Il dato più interessante riguarda proprio la trasformazione del Mar Caspio in una piattaforma logistica parallela. Negli ultimi mesi il traffico commerciale tra i porti russi e iraniani è aumentato sensibilmente e le autorità iraniane hanno accelerato la riconversione dei terminali settentrionali per garantire l’arrivo continuo di cereali, mangimi, oli vegetali e altri prodotti essenziali. Mohammad Reza Mortezavi, presidente dell’Associazione iraniana delle industrie alimentari, ha dichiarato all’emittente statale IRIB che l’Iran sta riorganizzando buona parte delle importazioni strategiche proprio attraverso questa direttrice.
Anche da Mosca arrivano conferme indirette. Vitaly Chernov, analista del gruppo russo PortNews Media specializzato nel monitoraggio del traffico marittimo, ha spiegato che circa due milioni di tonnellate di grano russo destinate annualmente all’Iran vengono ormai trasportate attraverso il Caspio invece che lungo le rotte tradizionali del Mar Nero, diventate troppo vulnerabili agli attacchi ucraini.
Dietro questa riconfigurazione commerciale esiste un progetto molto più ambizioso che Russia e Iran discutono da anni. I due Paesi stanno infatti tentando di costruire un gigantesco corridoio logistico di circa 7.200 chilometri capace di collegare il Mar Baltico all’Oceano Indiano passando attraverso la Russia occidentale, il Caspio e il territorio iraniano. L’obiettivo strategico è evidente. Ridurre la dipendenza dalle rotte controllate dall’Occidente e creare una specie di infrastruttura economica alternativa in grado di resistere a sanzioni, blocchi navali e crisi geopolitiche.
Per ora, tuttavia, il progetto appare molto più avanzato sul piano politico che su quello infrastrutturale. Gran parte dei collegamenti ferroviari e portuali necessari non esiste ancora oppure richiede investimenti enormi che sia Mosca sia Teheran faticano a sostenere mentre finanziano guerre, apparati militari e sistemi repressivi interni. Anche il Mar Caspio presenta limiti tecnici importanti, perché alcune aree poco profonde rendono complicata la navigazione commerciale su larga scala.
Esiste poi un altro elemento che spiega la prudenza russa. Vladimir Putin vuole sostenere l’Iran, ormai diventato uno dei suoi principali partner strategici dopo l’invasione dell’Ucraina, ma allo stesso tempo cerca di evitare uno scontro diretto con Donald Trump e con i Paesi arabi del Golfo, fondamentali per gli equilibri energetici e finanziari della Russia.
A rendere ancora più opaca questa rete di traffici contribuisce il fatto che molte navi che attraversano il Caspio spengono regolarmente i sistemi satellitari di localizzazione, rendendo molto difficile monitorare i movimenti reali delle merci. Ed è proprio questa zona grigia a preoccupare gli analisti occidentali. Luke Coffey, ricercatore senior dell’Hudson Institute, ha sintetizzato il problema con una frase molto efficace affidata al New York Times: “Per i politici americani, il Mar Caspio è un buco nero geopolitico. È quasi come se non esistesse”.
In realtà esiste eccome. E sta diventando uno dei punti più delicati della nuova geografia del conflitto globale.