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Hamas, il cessate il fuoco usato per addestrare nuovi terroristi

Il documento trovato dall’esercito israeliano mostra come le Brigate al-Qassam abbiano sfruttato la tregua per ricostruire unità operative e preparare nuovi combattenti

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 3 min
Hamas, il cessate il fuoco usato per addestrare nuovi terroristi

La tregua, per Hamas, serviva anche a questo. Mentre mediatori internazionali, governi occidentali e organizzazioni umanitarie parlavano di cessate il fuoco e di una possibile stabilizzazione della Striscia di Gaza, l’ala militare del movimento islamista utilizzava quelle settimane per addestrare nuove reclute, ristudiare il massacro del 7 ottobre e ricostruire strutture operative devastate dai combattimenti con Israele.

A documentarlo è un testo interno delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, l’ala militare di Hamas, scoperto dalle forze israeliane durante le operazioni terrestri nella Striscia all’inizio del 2025 e reso pubblico dal Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center. Secondo quanto riportato anche dal sito israeliano Walla, il documento descrive nel dettaglio un programma accelerato di addestramento destinato a 121 nuove reclute del battaglione di Shuja’iyya, quartiere orientale di Gaza City considerato uno dei principali bastioni storici dell’organizzazione.

Il corso durava appena sette giorni, con ritmi rigidissimi e programmi compressi per trasformare nel minor tempo possibile civili o giovani simpatizzanti in combattenti pronti a tornare sul terreno. Hamas temeva che il cessate il fuoco potesse interrompersi rapidamente e cercava quindi di sfruttare ogni ora disponibile per riorganizzarsi. Il documento dimostra inoltre che il 7 ottobre veniva già analizzato come un caso operativo da studiare, dal quale trarre insegnamenti tattici e logistici da trasmettere ai nuovi miliziani.

Tra le materie insegnate figuravano l’uso di armi israeliane come il fucile M-16 e il Tavor, l’attacco contro carri armati e mezzi blindati, la difesa dai droni, il primo soccorso sul campo e perfino la produzione di materiale video destinato ai social media, considerati parte integrante della guerra psicologica e propagandistica contro Israele.

Secondo il rapporto, uno degli uomini centrali di questa operazione era Izz al-Din al-Haddad, comandante di alto livello delle Brigate al-Qassam e figura ritenuta da Israele tra gli organizzatori dell’attacco del 7 ottobre. Al-Haddad è stato ucciso il 16 maggio scorso in un raid israeliano nella Striscia di Gaza, notizia confermata da diverse fonti israeliane e internazionali.

Il documento rivela anche quanto peso avesse la componente ideologica e religiosa nell’addestramento. Le reclute dovevano giurare fedeltà assoluta alle Brigate al-Qassam, impegnarsi alla segretezza, alla disciplina e all’obbedienza agli ordini. Hamas, colpita duramente nelle sue catene di comando e privata di migliaia di combattenti, puntava evidentemente a ricostruire non soltanto una capacità militare, ma anche un sistema di controllo interno fondato sul fanatismo religioso e sulla fedeltà totale all’organizzazione.

Tre delle lezioni previste durante il corso riguardavano esclusivamente aspetti religiosi e motivazionali. Il giuramento comprendeva l’obbligo di proteggere informazioni riservate, equipaggiamenti e strutture dell’organizzazione, elemento che mostra quanto Hamas temesse infiltrazioni, cedimenti psicologici o fughe di notizie dopo mesi di guerra e perdite pesantissime.

Secondo la valutazione contenuta nel rapporto del Meir Amit Center, programmi simili sarebbero stati organizzati anche in altri battaglioni delle Brigate al-Qassam, con squadre di istruttori incaricate di trasmettere rapidamente competenze operative e rinsaldare la struttura militare dell’organizzazione durante le pause nei combattimenti. Il cessate il fuoco, dunque, veniva interpretato da Hamas come una finestra utile per preparare il conflitto successivo.

Per Israele questo documento rappresenta una conferma importante di quanto sostenuto fin dall’inizio della guerra. Hamas, secondo la leadership politica e militare israeliana, considera ogni tregua uno strumento tattico, utile a guadagnare tempo, ricostruire unità distrutte e riportare sul terreno nuovi uomini pronti a combattere.