Quando un movimento armato comincia dai bambini, la guerra ha già cambiato forma. Il servizio mandato in onda da Murr Television, la MTV Lebanon, e rilanciato dal MEMRI, mostra il cuore più inquietante del sistema Hezbollah: una struttura educativa e paramilitare che presenta se stessa come scoutismo, disciplina comunitaria, formazione religiosa, e intanto abitua i ragazzi all’idea che morire per il Partito di Dio sia un destino onorevole, perfino desiderabile.
Al centro dell’inchiesta ci sono gli Imam al-Mahdi Scouts, l’organizzazione giovanile legata a Hezbollah e intitolata a Muhammad ibn al-Hasan al-Mahdi, figura centrale dello sciismo duodecimano. Secondo il servizio televisivo libanese, il movimento usa cerimonie pubbliche, addestramento, visite a miliziani e celebrazioni dei caduti per costruire nei bambini un’appartenenza totale, in cui il Libano scompare dietro l’obbedienza all’asse iraniano e alla milizia sciita.
Il punto più duro del rapporto riguarda i funerali dei minori caduti, trasformati in cerimonie eroiche davanti ai coetanei. Il messaggio è brutale proprio perché viene confezionato con il linguaggio dell’onore, del sacrificio e della vittoria: chi muore diventa modello, chi resta viene invitato a imitarlo. In questa pedagogia della morte, il lutto smette di essere dolore familiare e diventa strumento di reclutamento.
Gli Imam al-Mahdi Scouts non sono una realtà marginale. Le fonti raccolte parlano di circa 80 mila aderenti, compresi quadri e responsabili, con bambini e adolescenti tra gli 8 e i 16 anni. Nel corso degli anni, diversi osservatori hanno descritto questa rete come un passaggio organizzato verso l’apparato militare di Hezbollah. Già nel 2009 Al Jazeera riportava che alcuni membri degli scout proseguivano poi come combattenti del movimento, mentre il Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center ha documentato da tempo l’uso di simboli, divise e materiali educativi collegati all’ideologia militante.
Il nome “scout” produce un equivoco comodo. Evoca tende, nodi, bivacchi, disciplina all’aria aperta. Qui, però, secondo le ricostruzioni disponibili, i ragazzi vengono immersi in un ambiente nel quale la fedeltà religiosa e politica viene saldata alla logica della lotta armata. I campi estivi, le parate, gli incontri con i miliziani, la simbologia di Gerusalemme, i ritratti dei leader caduti e il culto di Ali Khamenei concorrono a costruire una visione del mondo chiusa, aggressiva, impermeabile a qualunque appartenenza nazionale libanese.
Nell’ottobre 2025 Hezbollah ha organizzato allo stadio Camille Chamoun di Beirut una grande manifestazione degli scout del Mahdi in onore di Hassan Nasrallah, ucciso nel 2024. Il segretario generale Naim Qassem si è rivolto ai ragazzi definendoli, secondo le ricostruzioni diffuse, “l’esercito dell’Imam al-Mahdi”, educato nel cuore del conflitto. La formula dice molto: quei bambini non vengono preparati a diventare cittadini liberi, vengono inseriti fin dall’infanzia dentro una comunità politica armata.
Il problema riguarda anche lo Stato libanese, perché Hezbollah opera da decenni come potere parallelo, con un proprio apparato militare, una rete sociale, scuole, media, assistenza, fondazioni, strutture religiose. Il bambino che entra in quel sistema non incontra soltanto un’organizzazione giovanile. Entra in un mondo completo, dove la milizia offre identità, protezione, appartenenza e senso, mentre lo Stato appare lontano, debole o complice.
Ali Khalife, autore di Children of Hezbollah, ha sintetizzato il nodo con una frase terribile: l’arma nella mano di un bambino è meno pericolosa dell’arma piantata nella sua mente. È il punto decisivo. Un fucile può essere sequestrato, un campo può essere chiuso, un deposito può essere colpito. Un’educazione fondata sul martirio, sulla fedeltà al capo e sull’odio verso il nemico scava più a fondo, perché lavora sul tempo lungo e trasforma l’infanzia in materia prima della guerra.
La denuncia della televisione libanese è preziosa proprio perché arriva dall’interno del Libano e rompe un’omertà che per anni ha protetto Hezbollah dietro le formule rassicuranti dell’assistenza sociale e della resistenza. Qui l’assistenza diventa controllo, la formazione diventa indottrinamento, lo scoutismo diventa anticamera della milizia. E quando una società permette che i bambini vengano educati alla morte come se fosse una promozione morale, la sconfitta è già entrata nelle scuole, nei campi estivi, nelle case.

