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Germania. I servizi segreti: emergenza propal

Il rapporto dell’intelligence tedesca descrive una rete che unisce islamisti, gruppi dell’estrema sinistra e militanti radicali attorno all’odio contro Israele e alla delegittimazione dello Stato ebraico

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Germania. I servizi segreti: emergenza propal
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Per anni una parte dell’Europa ha preferito raccontarsi la favola rassicurante che certe derive fossero marginali, folkloristiche o confinate ai bordi più rumorosi delle manifestazioni di piazza. Adesso è la stessa intelligence tedesca a mettere nero su bianco qualcosa che in molte città europee era già visibile a occhio nudo dopo il 7 ottobre 2023: l’odio contro Israele sta diventando il punto di incontro fra mondi estremisti diversi, spesso lontani fra loro, che trovano però nell’antisemitismo un linguaggio comune capace di saldare alleanze, mobilitare folle e radicalizzare una parte del dibattito pubblico.

Il nuovo materiale pubblicato dal Bundesamt für Verfassungsschutz, il BfV, cioè l’Ufficio federale tedesco per la protezione della Costituzione, rappresenta uno dei documenti più espliciti mai diffusi in Germania sull’estremismo secolare pro palestinese. Il rapporto descrive una galassia eterogenea composta da vecchie organizzazioni militanti, gruppi nati dopo il massacro compiuto da Hamas nel sud di Israele e attivisti che utilizzano i social media come moltiplicatore politico e ideologico. A tenere insieme queste realtà, secondo l’intelligence tedesca, è il rifiuto dell’esistenza stessa di Israele accompagnato da un’aggressiva propaganda antiebraica spesso mascherata da critica politica.

Il documento insiste su un punto che in Europa continua a provocare imbarazzo. L’antisemitismo contemporaneo non si presenta sempre con i simboli classici dell’estrema destra novecentesca. Cambia lessico, assume nuove forme, si infiltra dentro movimenti apparentemente progressisti e utilizza il conflitto mediorientale come detonatore emotivo. Per il BfV, proprio l’odio contro Israele sta funzionando come elemento di raccordo fra islamisti, gruppi della sinistra radicale tedesca e turca e persino ambienti nazionalisti turchi dell’estrema destra.

La Germania osserva soprattutto quanto accaduto a Berlino dopo il 7 ottobre. Le manifestazioni degenerano spesso in violenze contro polizia, giornalisti e contro-manifestanti, mentre sui social si moltiplicano slogan, immagini e simboli che, secondo il rapporto, esprimono apertamente la cancellazione dello Stato ebraico. Fra questi compare il triangolo rosso usato da Hamas nei video di propaganda per indicare i bersagli da colpire, ma anche la celebre frase “From the river to the sea – Palestine will be free”, interpretata dall’intelligence come un richiamo alla scomparsa di Israele quando viene utilizzata in contesti che giustificano o celebrano le azioni terroristiche di Hamas.

Particolarmente significativo è il capitolo dedicato alle organizzazioni considerate più influenti in questo ambiente radicale. Il BfV cita il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il PFLP, organizzazione terroristica inserita nella lista nera dell’Unione europea dal 2002 e nota anche per il dirottamento del volo Lufthansa Landshut nel 1977. Secondo il rapporto, figure provenienti dall’orbita del PFLP partecipano regolarmente all’organizzazione di manifestazioni anti-israeliane in Germania.

Grande attenzione viene riservata anche a Samidoun, rete vietata dalle autorità tedesche nel novembre 2023 dopo aver celebrato il massacro di Hamas come “resistenza”. Fondata da membri del PFLP all’estero, Samidoun viene descritta come una struttura capace di utilizzare cortei e piattaforme digitali per propaganda, reclutamento e raccolta fondi. Nel rapporto compare inoltre il movimento BDS, accusato di diffondere contenuti antisemiti e di promuovere, sotto la formula della “liberazione della Palestina”, una prospettiva incompatibile con l’esistenza dello Stato israeliano.

Il dato forse più inquietante riguarda però il ruolo dei singoli influencer militanti. L’intelligence tedesca osserva che molti attivisti privi di appartenenza formale a organizzazioni strutturate riescono comunque a orientare e radicalizzare migliaia di persone grazie alla propria presenza online, diffondendo messaggi d’odio, teorie cospirative e appelli alla violenza con una velocità che le strutture tradizionali non possedevano.

Dentro questa vicenda esiste anche una questione storica che la Germania sente più di altri Paesi europei. Berlino conosce il peso dell’antisemitismo quando smette di essere considerato un’emergenza morale e diventa rumore di fondo tollerato in nome di altre priorità politiche. Per questo il rapporto del BfV assume un valore che supera i confini tedeschi. Lancia infatti un messaggio al resto dell’Europa, dove una parte crescente dell’attivismo radicale considera ormai legittimo cancellare Israele dalle mappe, demonizzare gli ebrei sionisti come categoria globale e normalizzare slogan che fino a pochi anni fa sarebbero stati giudicati inaccettabili.

Il problema, suggerisce il documento, riguarda la tenuta stessa delle democrazie europee. Perché quando l’odio contro uno Stato e contro gli ebrei diventa il collante ideologico capace di unire mondi estremisti differenti, la questione smette di essere soltanto mediorientale. Diventa europea.