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Il Canada travolto dall’antisemitismo mentre sinagoghe e scuole ebraiche finiscono sotto attacco

Nel 2026 gli episodi violenti contro gli ebrei canadesi hanno già superato il totale dell’intero anno scorso. Spari contro fedeli a Toronto, scuole colpite, incendi e aggressioni alimentano la paura di una comunità sempre più isolata

Paolo Montesi

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Il Canada travolto dall’antisemitismo mentre sinagoghe e scuole ebraiche finiscono sotto attacco

Meno di cinque mesi sono bastati perché il Canada superasse già il numero totale di aggressioni antisemite violente registrate durante tutto il 2025. È un dato che fotografa qualcosa di molto più profondo di una semplice crescita statistica. Dentro il Paese che per decenni ha coltivato l’immagine di società multiculturale pacifica e tollerante, una parte crescente della comunità ebraica vive ormai con la sensazione concreta di essere diventata un bersaglio quotidiano.

L’allarme è stato lanciato da B’nai Brith Canada, una delle più importanti organizzazioni ebraiche del Paese, che venerdì ha diffuso dati preliminari eccezionali proprio per la rapidità con cui la situazione sta peggiorando. Secondo la League for Human Rights dell’organizzazione, dall’inizio del 2026 sono già stati registrati undici episodi di antisemitismo violento, superando i dieci casi documentati durante l’intero anno precedente.

L’ultimo episodio è avvenuto giovedì sera a Toronto, dove tre ebrei sono stati presi di mira all’uscita della sinagoga Chasidei Bobov, su Bathurst Street, da persone che hanno sparato da un’automobile utilizzando una gel blaster gun, un’arma che replica l’aspetto di un fucile reale e che può comunque provocare ferite. Anche se l’attacco non ha causato vittime gravi, il messaggio intimidatorio è apparso chiarissimo. E soprattutto si inserisce in una lunga sequenza di aggressioni contro sinagoghe e istituzioni ebraiche che sta colpendo soprattutto l’area di Toronto e Montréal.

Simon Wolle, amministratore delegato di B’nai Brith Canada, ha parlato apertamente di una crisi ormai fuori controllo. “Questi attacchi sfacciati contro gli ebrei canadesi mostrano un antisemitismo che è ormai esploso”, ha dichiarato, accusando le istituzioni di avere sottovalutato per troppo tempo il problema mentre l’odio antiebraico diventava sempre più normalizzato nello spazio pubblico.

Il termine usato da Richard Robertson, direttore della ricerca e dell’advocacy dell’organizzazione, è ancora più duro. Secondo lui gli ebrei canadesi “vengono terrorizzati”. Per questo B’nai Brith ha chiesto al governo federale la creazione immediata di una task force d’emergenza contro l’antisemitismo.

I numeri spiegano perché il clima sia diventato così pesante. Nel 2025 il Canada aveva già registrato il record storico di 6.800 episodi antisemiti, con una media di quasi diciannove incidenti al giorno. Era stato un aumento del 9,3 per cento rispetto al precedente record del 2024. Ma il salto qualitativo che preoccupa oggi riguarda soprattutto la violenza fisica e l’attacco diretto a persone, scuole e luoghi di culto.

Dopo il 7 ottobre 2023 e la guerra scatenata da Hamas contro Israele, il Canada è diventato uno dei Paesi occidentali dove l’escalation antisemita è stata più evidente. Una scuola ebraica femminile di Toronto è stata colpita da spari in tre occasioni diverse durante la notte, due istituzioni ebraiche di Montréal sono finite nel mirino di attentati incendiari, un uomo ebreo è stato aggredito davanti ai propri figli e in Nuova Scozia sono apparse scritte antisemite su diverse sinagoghe.

Negli ultimi giorni B’nai Brith ha inoltre denunciato la presenza online di una rete estremista che avrebbe diffuso una “mappa degli obiettivi” contenente l’indicazione di istituzioni israeliane ed ebraiche in Canada. Un salto ulteriore verso un clima di intimidazione organizzata che molte famiglie ebree descrivono ormai come una minaccia concreta alla propria sicurezza quotidiana.

Il problema sta assumendo anche una dimensione politica sempre più delicata. In diverse università canadesi le tensioni legate alla guerra di Gaza hanno prodotto proteste radicalizzate, occupazioni e slogan apertamente ostili agli ebrei e a Israele. Una parte della comunità ebraica accusa il governo e molti ambienti accademici e mediatici di avere tollerato troppo a lungo un linguaggio che, poco alla volta, ha contribuito a legittimare aggressioni e intimidazioni.

Per questo il dibattito canadese non riguarda più soltanto la sicurezza delle sinagoghe o la protezione delle scuole. Sempre più ebrei canadesi si chiedono infatti come sia stato possibile che un Paese considerato per anni uno dei modelli del multiculturalismo occidentale stia diventando uno dei luoghi dove l’antisemitismo appare oggi più aggressivo e visibile nello spazio pubblico.