Nel cuore di Bruxelles, a pochi passi dalle istituzioni europee che decidono le politiche commerciali e diplomatiche dell’Unione, opera un’organizzazione che si presenta come un ponte politico tra Europa e causa palestinese, ma che secondo il Tesoro americano sarebbe guidata da figure centrali della rete internazionale di finanziamento di Hamas. E proprio questa organizzazione, l’European Palestinian Council for Political Relations, conosciuta come EUPAC, ha pubblicato nei giorni scorsi uno studio che invita l’Unione Europea a sospendere l’accordo di associazione commerciale con Israele, prospettando danni economici miliardari per lo Stato ebraico.
La vicenda rischia di aprire un nuovo fronte politico dentro l’Europa, perché mette in luce la distanza crescente tra il sistema sanzionatorio americano contro Hamas e l’approccio molto più ambiguo e lento adottato da alcuni Paesi europei, a cominciare dal Belgio.
Secondo il documento diffuso il 6 maggio da EUPAC, una sospensione parziale dell’accordo commerciale UE-Israele costerebbe all’economia israeliana circa 2,15 miliardi di euro all’anno, mentre una sospensione totale provocherebbe perdite superiori ai 14 miliardi già nel primo anno. Lo studio sostiene che Israele, definito “potenza occupante”, dovrebbe essere sottoposto alle normali tariffe doganali previste dalle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.
Fin qui potrebbe sembrare uno dei tanti documenti politici che circolano negli ambienti delle lobby europee. Il problema nasce guardando chi guida l’organizzazione.
Sul sito ufficiale dell’EUPAC compaiono infatti come presidente Majed Al-Zeer e come vicepresidente Mohammad Hannoun. Entrambi sono stati sanzionati dal Dipartimento del Tesoro americano il 7 ottobre 2024 con l’accusa di avere svolto ruoli di primo piano nella rete internazionale di raccolta fondi di Hamas.
Secondo il Tesoro statunitense, Majed Al-Zeer sarebbe stato “il principale rappresentante di Hamas in Germania” e avrebbe avuto un ruolo centrale nella raccolta di fondi europei per il movimento islamista palestinese. Israele lo aveva già indicato nel 2013 come operativo di Hamas, mentre i servizi tedeschi lo avevano pubblicamente identificato come rappresentante occulto dell’organizzazione sul territorio tedesco.
Negli ultimi mesi il suo nome è emerso anche in relazione a un presunto mandato di arresto europeo emesso dalla Germania, riportato da diverse fonti giornalistiche tra cui il Jerusalem Post sulla base di informazioni provenienti dalla Svezia. Le accuse riguarderebbero attività di coordinamento di Hamas in Europa, comprese raccolte di fondi e supporto logistico.
Prima della nascita di EUPAC, Al-Zeer aveva guidato il Palestinian Return Centre di Londra, organizzazione dichiarata da Israele “associazione illegale” per presunti legami con Hamas. Sui social media, inoltre, Al-Zeer ha descritto il massacro del 7 ottobre 2023 come un’azione di “autodifesa”.
Anche Mohammad Hannoun è al centro di un’inchiesta pesantissima. Fondatore dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, conosciuta come ABSPP, Hannoun è stato indicato dal Tesoro americano come responsabile di una struttura che raccoglieva fondi apparentemente umanitari destinati in realtà all’ala militare di Hamas. Secondo Washington, nel corso di dieci anni sarebbero stati trasferiti almeno quattro milioni di dollari.
Il 27 dicembre 2025 Hannoun è stato arrestato in Italia insieme ad altre otto persone nell’ambito di un’indagine antiterrorismo che ipotizza il trasferimento di circa sette milioni di euro verso entità collegate a Hamas attraverso canali umanitari. Durante le perquisizioni sarebbero stati sequestrati oltre un milione di euro in contanti insieme a materiale di propaganda favorevole ad Hamas.
Nonostante tutto questo, EUPAC continua a operare regolarmente in Belgio come associazione senza scopo di lucro registrata a Bruxelles. Ed è qui che il caso assume un significato politico molto più ampio. Già nel febbraio 2024 il ministro della Giustizia belga Paul Van Tigchelt aveva ammesso davanti al Parlamento che nel Paese operavano gruppi impegnati in attività di lobbying e raccolta fondi per Hamas. Senza citare nomi specifici, Van Tigchelt aveva però spiegato che sciogliere organizzazioni di questo tipo risulta estremamente complicato secondo la legislazione belga.
Intanto EUPAC continua a pubblicare studi, organizzare incontri e tentare di influenzare il dibattito europeo su Israele proprio dalla capitale politica dell’Unione Europea. Una situazione che per molti osservatori sta trasformando Bruxelles in uno dei principali punti ciechi dell’infrastruttura europea legata al sostegno politico e finanziario di Hamas.