L’Irlanda è oggi uno dei paesi europei più critici verso Israele, sia a livello politico sia nell’opinione pubblica. Le ragioni sono storiche, culturali e ideologiche.Molti irlandesi leggono il conflitto israelo-palestinese attraverso la propria storia nazionale: occupazione britannica, indipendenza, guerriglia e repressione. Una parte importante della cultura politica irlandese tende quindi a identificare i palestinesi con gli irlandesi e Israele con una potenza coloniale.
Negli ultimi decenni università, sindacati, ONG e ambienti culturali irlandesi hanno adottato una visione fortemente schierata a favore della causa palestinese. Israele viene spesso rappresentato come uno Stato occidentale, militare e oppressivo, mentre i palestinesi sono percepiti quasi esclusivamente come vittime.
Storicamente alcuni ambienti repubblicani irlandesi e il Sinn Féin hanno espresso solidarietà politica verso l’OLP e altre organizzazioni palestinesi, viste come movimenti anti-imperialisti. Questa tradizione ha lasciato una forte eredità simbolica.L’Irlanda non ha vissuto direttamente l’occupazione nazista, le deportazioni o il collaborazionismo che hanno segnato Germania, Francia o Europa orientale. La memoria storica dell’Olocausto è quindi meno centrale nella coscienza nazionale.
In Irlanda il sostegno alla causa palestinese è diventato quasi un elemento identitario del dibattito pubblico. Difendere Israele è spesso percepito come una posizione minoritaria o moralmente sospetta.A Dublino il passaggio dall’antisionismo all’antisemitismo sembra talvolta più rapido che in altri paesi europei per una combinazione particolare di fattori culturali e storici.
A mancare è innanzitutto il forte freno psicologico e storico presente in Germania, Austria o Francia, dove la memoria della Shoah e del collaborazionismo rende più difficile banalizzare l’antisemitismo. In secondo luogo, la causa palestinese è diventata per molti ambienti irlandesi quasi una componente identitaria e morale: chi difende Israele viene spesso percepito non come interlocutore politico, ma come difensore di un sistema considerato oppressivo. Questo clima favorisce doppi standard applicati solo allo Stato ebraico, paragoni estremi con il nazismo e talvolta la minimizzazione della Shoah. Infine, la debole presenza storica della comunità ebraica in Irlanda ha ridotto il contatto diretto con la storia e la sensibilità ebraica europea. Per questi motivi alcuni osservatori ritengono che una parte dell’antisionismo irlandese stia oggi sconfinando in forme di ostilità verso Israele e verso gli ebrei più radicali rispetto alla media europea.