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Eurovision 2027, l’Olanda si ritira per boicottare Israele

La televisione pubblica rinuncia alla competizione dopo le proteste dei dipendenti e le pressioni dei movimenti filopalestinesi

Paolo Montesi

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Eurovision 2027, l’Olanda si ritira per boicottare Israele
Iimmagine generata con AI

L’Olanda rinuncia all’Eurovision Song Contest 2027 per protestare contro la partecipazione di Israele. La decisione, annunciata il 27 ottobre e riportata dall’agenzia Reuters, arriva dopo settimane di contestazioni interne alla televisione pubblica e di mobilitazioni dei movimenti filopalestinesi. Per il Paese, tra i fondatori della manifestazione musicale europea, sarà la seconda assenza consecutiva, dopo il boicottaggio dell’edizione 2026.

La vicenda assume un significato particolare perché soltanto un mese fa sembrava che l’Olanda avesse deciso di tornare in gara. In settembre, infatti, l’emittente pubblica NPO aveva annunciato l’intenzione di assumersi direttamente la responsabilità della partecipazione, superando il rifiuto espresso in agosto da AVROTROS, l’organizzazione che per anni aveva curato la presenza olandese all’Eurovision. Il progetto prevedeva la selezione dell’artista e l’organizzazione della delegazione nazionale, con l’obiettivo di riportare il Paese alla competizione prevista in maggio in Bulgaria.

A far saltare il programma è stata soprattutto la rivolta all’interno del sistema radiotelevisivo pubblico. Circa quattrocento dipendenti hanno sottoscritto una lettera di protesta intitolata #NietMijnSongfestival, ossia «Non è il mio Eurovision», chiedendo ai vertici di rinunciare alla partecipazione finché Israele fosse rimasto tra i concorrenti. I firmatari hanno contestato anche le modalità con cui NPO aveva deciso di rientrare nella manifestazione, lamentando l’assenza di un confronto adeguato con il personale.

Alle proteste dei dipendenti si sono aggiunte le richieste di chiarimento avanzate da sette organizzazioni radiotelevisive pubbliche, interessate a conoscere i criteri della decisione e le modalità di finanziamento della delegazione. La controversia ha così investito direttamente la gestione dell’emittente, trasformando la partecipazione a un concorso musicale in una questione di responsabilità istituzionale.

La pressione è cresciuta ulteriormente durante il fine settimana, quando decine di manifestanti si sono riuniti a Hilversum, sede dei principali organismi radiotelevisivi olandesi. Alla protesta, promossa da organizzazioni filopalestinesi tra cui Extinction Rebellion e The Rights Forum, si sono accompagnate iniziative pubbliche e la lettura dei nomi dei giornalisti uccisi nella Striscia di Gaza. Il movimento BDS olandese aveva inoltre minacciato una campagna nazionale contro l’eventuale ritorno del Paese all’Eurovision.

L’Olanda aveva già aderito al boicottaggio dell’edizione 2026 insieme a Spagna, Irlanda, Slovenia e Islanda. Per il 2027 anche l’Irlanda ha confermato la propria assenza, mentre in Spagna continuano le pressioni affinché venga mantenuta la stessa linea. La partecipazione israeliana rimane dunque il principale motivo di divisione all’interno di una manifestazione che, almeno nelle intenzioni dei suoi organizzatori, dovrebbe favorire l’incontro tra popoli e culture attraverso la musica.
L’Unione europea di radiodiffusione (EBU), organizzatrice dell’Eurovision, ha espresso profondo rammarico per la decisione olandese, dichiarando di comprendere e rispettare l’intensità delle convinzioni che hanno determinato il ritiro. Ha inoltre ricordato che l’Olanda partecipa alla storia della competizione fin dalla sua prima edizione, nel 1956, ribadendo il valore dell’unità in un’Europa attraversata da divisioni sempre più profonde.

Resta tuttavia aperta una contraddizione che il caso olandese rende particolarmente evidente. Una manifestazione nata per avvicinare i Paesi europei si trova oggi a escludere, per scelta dei singoli partecipanti, chi rifiuta di condividere il palcoscenico con Israele. Il boicottaggio rischia così di diventare uno strumento permanente di pressione politica, capace di condizionare anche le istituzioni culturali.

La decisione di NPO potrebbe incoraggiare ulteriori defezioni nei prossimi mesi, quando gli altri organismi radiotelevisivi nazionali dovranno definire la propria partecipazione. Per l’Eurovision si prospetta quindi un’altra edizione segnata dalle tensioni diplomatiche, con il rischio che l’appartenenza di Israele alla competizione continui a prevalere, nel dibattito pubblico, sulla musica e sugli artisti.