«Accusare il popolo ebraico di genocidio è una follia. È qualcosa che viene direttamente dal manuale di Hitler». Tovah Feldshuh, veterana del cinema e della televisione americana, ha scelto parole durissime per rispondere ad Adam Brody, suo collega nella fortunata serie Netflix Nobody Wants This, conosciuta in Italia come Nessuno vuole questo. Al centro della polemica ci sono le dichiarazioni dell’attore sulla guerra a Gaza, che hanno provocato una frattura pubblica tra alcuni dei protagonisti di una produzione televisiva dedicata proprio all’incontro fra il mondo ebraico e quello non ebraico.
Brody, che nella serie interpreta Noah, un giovane rabbino alle prese con una relazione sentimentale con una donna non ebrea, aveva espresso la propria posizione in un’intervista a GQ. «Ne ho parlato molto in privato, però poco pubblicamente», aveva spiegato, aggiungendo di considerare quanto accaduto a Gaza un genocidio e di desiderare una Palestina libera. Parole che hanno suscitato particolare attenzione anche per il ruolo interpretato dall’attore, diventato uno dei personaggi ebraici più popolari della televisione internazionale.
Feldshuh, 77 anni, ebrea americana e convinta sostenitrice di Israele, interpreta nella stessa serie Bina, la madre di Noah, una donna profondamente legata alla propria identità religiosa e poco incline ad accettare la relazione del figlio con Joanne, interpretata da Kristen Bell. Intervistata dal New York Post, l’attrice ha contestato con forza l’accusa formulata da Brody. «Prendono la vittima e la trasformano nell’aggressore», ha dichiarato, richiamando il meccanismo di rovesciamento delle responsabilità che considera particolarmente pericoloso quando viene applicato agli ebrei.
La controversia aveva già coinvolto Erin Foster, creatrice della serie, convertitasi all’ebraismo alcuni anni fa dopo il matrimonio con il musicista Simon Tikhman. Ospite del podcast Not Skinny But Not Fat, Foster aveva preso le distanze dalle opinioni di Brody, pur ribadendo la propria stima nei suoi confronti. «Voglio bene ad Adam, però sono anche in disaccordo con lui, e va bene così», aveva spiegato.
Per Foster, Nobody Wants This rappresenta una dichiarazione d’amore all’ebraismo, un progetto nato anche dal desiderio di mostrare al grande pubblico personaggi ebrei lontani dagli stereotipi abituali. Un obiettivo che, secondo la sceneggiatrice, acquista particolare importanza in un periodo segnato dalla crescita dell’antisemitismo.
Feldshuh ha allargato il discorso al rapporto tra Israele e Stati Uniti, sostenendo che la sopravvivenza dello Stato ebraico sia essenziale per la sicurezza delle democrazie occidentali. «Naturalmente Israele ha bisogno degli Stati Uniti, però anche gli Stati Uniti hanno bisogno di Israele, credetemi», ha affermato.
Le dichiarazioni dell’attrice toccano una questione particolarmente delicata nel dibattito americano. Brody aveva rivolto la propria accusa alla condotta israeliana a Gaza, mentre Feldshuh ha interpretato quelle parole come parte di un clima nel quale le responsabilità attribuite allo Stato ebraico finiscono per investire l’intera collettività ebraica. Una distinzione che, nella discussione pubblica, continua a suscitare profonde divisioni.
Malgrado la durezza dello scontro, Feldshuh ha escluso conseguenze sui rapporti professionali con il collega. Ha spiegato che il suo compito, come attrice e come persona, rimane quello di trattare con affetto e rispetto chi lavora accanto a lei.
La polemica arriva mentre la terza stagione di Nobody Wants This, uscita il 22 ottobre, riporta al centro dell’attenzione una serie che ha conquistato il pubblico raccontando con leggerezza le difficoltà dell’identità ebraica contemporanea. Proprio quella identità, celebrata sullo schermo, è diventata ora il terreno di un confronto assai meno rassicurante tra i suoi interpreti.

