Hamza Roberto Piccardo, figura importante dell’islam italiano, ha pubblicato il 19 ottobre su La Luce un articolo intitolato Un’alleanza alle urne: musulmani e sinistra a confronto. La proposta è esplicita: i musulmani europei dovrebbero considerare la sinistra il loro interlocutore politico privilegiato, a condizione che questa accetti tre richieste irrinunciabili: sostegno alla causa palestinese, opposizione al riarmo europeo e piena libertà religiosa. La proposta merita attenzione, soprattutto per ciò che lascia fuori.
Cominciamo da un punto indiscutibile. Quando Piccardo rivendica il diritto dei musulmani a luoghi di culto dignitosi, alla libertà religiosa e alla partecipazione politica senza discriminazioni, pone questioni legittime. Sono diritti costituzionali che devono valere per tutti. Ma i musulmani italiani hanno opinioni politiche differenti e nessuna leadership religiosa può considerarli un blocco elettorale a propria disposizione.
Piccardo riconosce la distanza tra i valori religiosi di molti musulmani e le posizioni della sinistra sulla famiglia, sull’etica e sulla concezione della persona. Propone di accantonarla per raggiungere obiettivi comuni. Ma che cosa accadrebbe quando quelle divergenze diventassero politicamente rilevanti?
Dove sono, nelle sue condizioni, i diritti delle donne e delle persone omosessuali? Dove sono la libertà di apostasia, il diritto di criticare una religione, la libertà di una ragazza di rifiutare il velo o di sottrarsi a un matrimonio imposto? Dove sono la condanna delle interpretazioni della sharia incompatibili con l’uguaglianza giuridica e una presa di posizione contro il terrorismo jihadista? Il silenzio di Piccardo non autorizza ad attribuirgli convinzioni che non ha espresso. Ma chi propone un’alleanza politica dovrebbe chiarire quali principi considera irrinunciabili nel rapporto tra religione e Stato, tra norme religiose e leggi civili.
C’è poi la reciprocità. Piccardo rivendica giustamente la libertà religiosa dei musulmani in Italia. Che cosa pensa delle restrizioni imposte a cristiani ed ebrei in diversi paesi musulmani, delle persecuzioni delle minoranze e delle pene previste per l’apostasia? I diritti dei musulmani italiani sono garantiti dalla nostra Costituzione, indipendentemente da ciò che accade altrove. Ma chi invoca principi universali dovrebbe essere disposto a difenderli ovunque.
La prima condizione politica di Piccardo riguarda Israele. Chiede alla sinistra di riconoscere il «genocidio in corso a Gaza» e la «pulizia etnica in Cisgiordania», adottare sanzioni, sospendere accordi e interrompere la cooperazione militare con lo Stato ebraico. La Palestina diventa così il criterio principale per selezionare gli alleati. Una forza politica potrebbe difendere i musulmani dalle discriminazioni e sostenere la loro piena uguaglianza, ma perderebbe comunque il sostegno richiesto da Piccardo qualora non condividesse integralmente le sue posizioni su Israele.
Nell’articolo, peraltro, non compaiono Hamas, il 7 ottobre e neppure l’antisemitismo. Assenze che non dimostrano alcuna approvazione del terrorismo, ma rivelano una selezione delle priorità. Se si pretende la difesa delle minoranze, questa deve comprendere anche gli ebrei, il loro diritto alla sicurezza e quello all’autodeterminazione nazionale.
La seconda condizione riguarda il riarmo europeo. Piccardo sostiene che l’Europa si prepari a una guerra contro la Russia, sottraendo risorse ai servizi sociali. Una posizione che trascura l’aggressione russa all’Ucraina e le ragioni di sicurezza dei paesi europei. Inoltre, l’articolo 11 della Costituzione ripudia la guerra di aggressione, mentre l’articolo 52 considera sacro dovere la difesa della Patria. Si delinea così il profilo della sinistra cercata da Piccardo: radicalmente ostile alle politiche israeliane, contraria al riarmo e disponibile a riconoscere alle organizzazioni musulmane un ruolo politico strutturato.
Piccardo conclude affermando: «Non siamo ospiti in attesa di un permesso. Siamo cittadini». Ha ragione. Ma proprio la cittadinanza dovrebbe impedire che la politica si trasformi in una contrattazione tra comunità religiose, ciascuna con il proprio pacchetto di richieste e voti da negoziare.
Il problema riguarda soprattutto la sinistra. La libertà delle donne, l’uguaglianza delle persone gay, la laicità dello Stato e il diritto di credere o non credere sono conquiste ottenute attraverso battaglie durate generazioni. Piccardo chiede impegni precisi ai suoi interlocutori, mentre lascia nell’ombra quelli che le organizzazioni musulmane dovrebbero assumere verso i principi liberali e democratici.
Adesso tocca alla sinistra rispondere. Un’alleanza elettorale si può negoziare. I diritti fondamentali devono valere per tutti, anche quando difenderli costa qualche voto. La domanda, in fondo, è semplice: quali delle proprie conquiste la sinistra è disposta a sacrificare pur di conquistare nuovi elettori? (Invece di continuare, come si dice, a ciurlare nel manico qualcosa di chiaro ditela. Sempre che, s’intende, ne siate capaci).

