L’Iran offre la propria mediazione per riportare la pace nello Yemen mentre, secondo nuove informazioni d’intelligence, i suoi ufficiali aiutano gli Houthi a conquistare territori e colpire obiettivi sauditi. La contraddizione è al centro di un’inchiesta del Wall Street Journal, ripresa il 17 ottobre dal quotidiano israeliano Walla, che descrive un coinvolgimento iraniano assai più diretto di quanto Teheran sia disposta ad ammettere.
La posta in gioco supera largamente i confini dello Yemen. Le recenti conquiste degli Houthi lungo la costa del Mar Rosso hanno portato i ribelli a rafforzare il controllo della sponda yemenita dello stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo. Da qui transitano rotte commerciali fondamentali per i collegamenti tra Europa e Asia e per il trasporto di petrolio. Un’eventuale interruzione del traffico avrebbe conseguenze economiche internazionali.
Secondo funzionari informati sui rapporti dell’intelligence saudita e della coalizione impegnata contro gli Houthi, ufficiali dei Guardiani della Rivoluzione iraniani avrebbero partecipato direttamente alla preparazione delle offensive, fornendo informazioni sugli obiettivi, assistenza tattica e supporto nella conduzione degli attacchi con missili e droni. Alcuni sarebbero stati presenti persino nelle zone di combattimento.
Le operazioni avrebbero permesso agli Houthi di ottenere rapidi successi territoriali, sorprendendo le forze fedeli al governo yemenita riconosciuto internazionalmente. Tra gli episodi più significativi figura l’avanzata verso la città portuale di Mokha e le posizioni strategiche affacciate su Bab el-Mandeb.
L’efficacia delle nuove tattiche ha colpito gli osservatori militari. I ribelli avrebbero combinato offensive di fanteria con attacchi condotti attraverso droni e missili, impiegando anche velivoli FPV controllati mediante collegamenti in fibra ottica, difficili da neutralizzare con i tradizionali sistemi di disturbo elettronico. Secondo le fonti citate dal quotidiano americano, questa evoluzione rifletterebbe l’addestramento ricevuto dagli iraniani.
Un ruolo importante sarebbe stato svolto anche dai collegamenti aerei tra Teheran e lo Yemen. Nel luglio scorso, due voli della compagnia iraniana Mahan Air, ufficialmente destinati al trasporto di pellegrini e dirigenti Houthi, avrebbero trasferito personale militare e componenti per armamenti, tra cui sistemi di guida missilistica e parti di droni. La compagnia è da tempo sottoposta a sanzioni per i suoi rapporti con i Guardiani della Rivoluzione.
La scoperta dei presunti carichi clandestini avrebbe contribuito a riaccendere le ostilità dopo quattro anni di tregua. Le forze sostenute dall’Arabia Saudita tentarono infatti di impedire un secondo volo bombardando la pista dell’aeroporto di Sana’a. Gli Houthi respingono queste accuse e sostengono che si trattasse di un collegamento civile.
Il rapporto tra Teheran e i ribelli yemeniti ha radici profonde. Dopo la conquista di Sana’a nel 2014, l’Iran ha progressivamente ampliato il sostegno militare al movimento, contribuendo allo sviluppo delle sue capacità missilistiche. In passato, secondo fonti occidentali, anche personale di Hezbollah avrebbe partecipato all’addestramento dei combattenti.
Gli Houthi conservano tuttavia una propria autonomia politica e militare. Producono parte degli armamenti utilizzati e acquistano componenti tecnologici anche dalla Cina. Come ha spiegato al Wall Street Journal Danny Citrinowicz, già responsabile della sezione Iran dell’intelligence militare israeliana, il rapporto con Teheran risponde a interessi strategici condivisi.
Per l’Iran, infatti, l’avanzata degli Houthi rappresenta un moltiplicatore di pressione sull’Arabia Saudita e sugli alleati americani. La minaccia contemporanea allo stretto di Hormuz e a quello di Bab el-Mandeb potrebbe mettere sotto pressione due arterie fondamentali del commercio energetico mondiale, facendo aumentare i prezzi del petrolio.
È in questo quadro che il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato la disponibilità di Teheran a favorire una soluzione pacifica tra Arabia Saudita e Yemen, qualora entrambe le parti lo richiedessero.
Rimane il paradosso di una potenza regionale che si propone come interlocutore diplomatico mentre viene accusata di alimentare militarmente il conflitto. Per Washington e Riad, la questione decisiva sarà capire quanto l’Iran sia disposto a rinunciare a uno strumento di pressione che, proprio grazie agli Houthi, continua a garantirgli un’influenza ben oltre i propri confini.

