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Israele ricorda Rabin a 31 anni dall’assassinio

Cerimonia al quartier generale dell’esercito a Tel Aviv per commemorare l’ex premier, protagonista della guerra dei Sei Giorni e degli accordi di Oslo

Alessandro Carmi

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Israele ricorda Rabin a 31 anni dall'assassinio

Israele ricorda oggi, 22 ottobre, Yitzhak Rabin, il primo ministro assassinato trentun anni fa da un estremista ebreo contrario agli accordi di pace con i palestinesi. La cerimonia commemorativa si svolge alla Kirya, il quartier generale delle Forze di difesa israeliane nel cuore di Tel Aviv, dove viene ricordata una delle figure più importanti e controverse della storia dello Stato ebraico, protagonista tanto delle sue vittorie militari quanto dei tentativi di raggiungere una soluzione diplomatica al conflitto mediorientale.

La scelta della Kirya assume un significato particolare per un uomo che, prima di diventare uno dei principali artefici del processo di pace degli anni Novanta, aveva trascorso gran parte della propria vita nelle forze armate. Nato a Gerusalemme nel 1922, Rabin aveva combattuto nel Palmach, la forza d’élite dell’Haganah, durante gli anni precedenti la fondazione dello Stato di Israele. Dopo l’indipendenza aveva proseguito la carriera militare fino a diventare, nel 1964, capo di Stato maggiore dell’esercito.

Fu proprio Rabin a guidare le forze israeliane durante la guerra dei Sei Giorni del giugno 1967, conclusasi con la conquista della Cisgiordania, di Gerusalemme Est, della Striscia di Gaza, del Sinai e delle alture del Golan. Quella vittoria consolidò il suo prestigio nazionale e contribuì a preparare il passaggio dalla carriera militare a quella politica.

Dopo aver ricoperto l’incarico di ambasciatore negli Stati Uniti, Rabin divenne primo ministro nel 1974, succedendo a Golda Meir all’indomani della guerra dello Yom Kippur. Tornò alla guida del governo nel 1992, quando la vittoria del Partito laburista aprì una nuova stagione diplomatica, segnata dai negoziati segreti con l’Organizzazione per la liberazione della Palestina.
Gli accordi di Oslo del 1993, firmati alla Casa Bianca alla presenza del presidente americano Bill Clinton, portarono al riconoscimento reciproco tra Israele e OLP e all’avvio dell’autonomia palestinese in alcuni territori. L’anno successivo Rabin firmò il trattato di pace con la Giordania e ricevette il premio Nobel per la pace insieme a Shimon Peres e Yasser Arafat.

Il processo di Oslo provocò tuttavia profonde fratture nella società israeliana. Alle speranze di una soluzione negoziata si accompagnarono attentati terroristici palestinesi, crescenti tensioni politiche e manifestazioni particolarmente accese contro il governo. Rabin divenne il bersaglio di una campagna di delegittimazione che contribuì ad alimentare un clima di forte ostilità.

Il 4 novembre 1995, al termine di una grande manifestazione a favore della pace nella piazza dei Re d’Israele, a Tel Aviv, il primo ministro fu colpito a morte da Yigal Amir, uno studente israeliano di estrema destra deciso a fermare il processo diplomatico. Aveva 73 anni. L’assassinio sconvolse il Paese e segnò uno spartiacque nella sua storia politica.

La ricorrenza viene celebrata secondo il calendario ebraico, che quest’anno colloca la giornata commemorativa il 22 ottobre. Il ministero israeliano dell’Istruzione ha previsto iniziative nelle scuole, incontri e momenti di riflessione dedicati alla figura di Rabin, alla difesa delle istituzioni democratiche e ai pericoli della violenza politica.

A trentun anni dalla sua morte, il giudizio sulla sua eredità diplomatica continua a dividere gli israeliani, anche alla luce del fallimento del processo di Oslo e dei successivi sviluppi del conflitto. Rimane invece centrale il significato istituzionale della sua uccisione, che mostrò quanto la radicalizzazione dello scontro politico potesse minacciare la stessa democrazia israeliana. La commemorazione alla Kirya richiama oggi quella lezione, ricordando un uomo la cui vicenda personale attraversò quasi mezzo secolo di storia dello Stato ebraico.