L’Arabia Saudita sta scoprendo quanto possa costare una guerra combattuta anche contro la propria economia. Gli attacchi degli Houthi, i miliziani yemeniti sostenuti dall’Iran, hanno colpito infrastrutture strategiche del regno, compromettendo i collegamenti aerei e mettendo in difficoltà il principe ereditario Mohammed bin Salman proprio sul terreno al quale ha affidato il proprio futuro politico, quello della modernizzazione economica.
Il colpo più grave è arrivato sabato scorso, quando un attacco ha danneggiato l’aeroporto internazionale Re Khalid di Riad, provocandone la paralisi operativa. Uno scalo fondamentale per gli investitori stranieri, i dirigenti delle multinazionali e gli uomini d’affari che il regno cerca da anni di attirare. La sua vulnerabilità ha mostrato quanto sia difficile garantire la sicurezza delle infrastrutture dalle quali dipende l’ambizioso progetto saudita.
Per Mohammed bin Salman il problema arriva nel momento peggiore. Vision 2030, il programma lanciato per ridurre la dipendenza dal petrolio e trasformare l’Arabia Saudita in una potenza tecnologica, finanziaria e turistica, richiede enormi capitali internazionali e soprattutto fiducia nella stabilità del paese. Gli Houthi sembrano aver individuato proprio questa debolezza, scegliendo obiettivi capaci di provocare conseguenze economiche ben superiori al danno materiale immediato.
Il calendario degli appuntamenti internazionali rende la situazione ancora più delicata. Dal 26 al 29 ottobre Riad dovrebbe ospitare la Future Investment Initiative, uno degli eventi più importanti per la diplomazia economica saudita. Intanto, al congresso mondiale dell’energia organizzato nel regno, hanno rinunciato a partecipare diversi amministratori delegati di grandi compagnie petrolifere, tra cui ExxonMobil, Shell, BP e TotalEnergies. Anche il Misk Global Forum, previsto per novembre, è stato cancellato.
La monarchia cerca di reagire esibendo sicurezza. Il ministro dell’Energia, Abdulaziz bin Salman, ha assicurato che la paura è estranea allo spirito saudita e che il paese saprà superare ogni difficoltà. Ma le rassicurazioni ufficiali devono confrontarsi con una realtà militare preoccupante. Gli attacchi hanno provocato almeno tredici morti e centinaia di feriti, mentre le autorità stanno indagando sulle falle dei sistemi di difesa aerea.
La pressione si estende anche al settore petrolifero. Gli Houthi hanno rivendicato un attacco contro la sede della Saudi Aramco a Dhahran e minacciato nuove operazioni contro aeroporti e impianti energetici. Il regno dispone di ingenti risorse finanziarie, ma la guerra sta consumando una parte crescente della sua capacità di investimento.
Le previsioni economiche confermano la gravità della situazione. Secondo il Fondo monetario internazionale, il prodotto interno lordo saudita dovrebbe contrarsi del 3,3% nel 2026. Un arretramento che rende ancora più difficile finanziare i grandi progetti di diversificazione economica.
A complicare il quadro interviene la dimensione politica. Mohammed bin Salman ha concentrato nelle proprie mani un potere senza precedenti nella storia recente del regno, legando la propria legittimità alla promessa di prosperità e sicurezza. Se entrambe vengono compromesse, anche il consenso interno potrebbe risentirne, benché al momento non emergano sfide organizzate alla sua autorità.
L’Arabia Saudita conserva risorse considerevoli e una capacità di recupero già dimostrata in altre crisi. Tuttavia, finché gli Houthi potranno minacciare le sue infrastrutture e scoraggiare gli investitori, il principe ereditario dovrà affrontare una contraddizione sempre più difficile da risolvere. Per costruire la potenza economica del futuro, deve prima riuscire a proteggere quella di oggi.

