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Qatar, Iran e Cina, soldi alle scuole americane

Un’inchiesta della Foundation for Defense of Democracies documenta milioni di dollari destinati all’istruzione, materiali didattici anti-israeliani e programmi legati a Pechino

Paolo Montesi

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Qatar, Iran e Cina, soldi alle scuole americane
Iimmagine generata con AI

Milioni di dollari provenienti dal Qatar, finanziamenti di una banca internazionale partecipata dall’Iran e programmi educativi collegati alla Cina hanno raggiunto le scuole elementari e superiori degli Stati Uniti, sollevando interrogativi sull’influenza esercitata da governi stranieri sull’istruzione americana. A documentarlo è un rapporto pubblicato il 21 ottobre dalla Foundation for Defense of Democracies (FDD), centro di ricerca di Washington, che ricostruisce una rete di sovvenzioni, accordi istituzionali e collaborazioni attraverso cui soggetti esteri possono ottenere accesso al sistema scolastico. L’indagine, firmata da Brandy Shufutinsky, Jennifer Richmond e Simone Weichselbaum, si concentra sulle scuole del ciclo K-12, dalla scuola dell’infanzia fino al termine delle superiori, un settore nel quale gli obblighi federali di trasparenza sui finanziamenti stranieri sono meno stringenti rispetto a quelli previsti per le università. Particolarmente significativa è la presenza della Qatar Foundation International (QFI), organizzazione americana collegata alla Qatar Foundation, istituita dalla famiglia regnante dell’emirato. Attraverso oltre 1.400 richieste di accesso agli atti pubblici, i ricercatori hanno individuato 177 sovvenzioni e stanziamenti per complessivi 10,6 milioni di dollari, destinati a 24 distretti scolastici, due scuole charter e tre università coinvolte in programmi per l’istruzione primaria e secondaria. A Houston, una scuola specializzata nell’insegnamento immersivo dell’arabo ha ricevuto oltre 1,1 milioni di dollari tra il 2015 e il 2026. I contratti prevedevano la possibilità per il personale della fondazione di assistere alle lezioni, mentre alcune comunicazioni interne documentano richieste di programmi didattici e indicazioni sulla formazione degli insegnanti. Ancora più delicato il caso di Austin, dove un programma di lingua araba ha ottenuto oltre 462 mila dollari. Tra i materiali esaminati dalla FDD figura un manuale saudita che, secondo la traduzione dei ricercatori, accusava i «sionisti» di manipolare gli occidentali sfruttandone l’ignoranza del mondo arabo. Un’altra risorsa didattica mostrava una carta geografica nella quale Israele era assente, sostituito dalla denominazione Palestina. I rappresentanti qatarioti hanno sempre negato interferenze nei contenuti scolastici. In una comunicazione depositata nel 2024 nell’ambito della normativa americana sugli agenti stranieri, QFI dichiarava di non esercitare alcuna influenza sulla gestione delle classi o sui programmi di insegnamento. La fondazione ha successivamente annunciato la conclusione delle proprie attività. Il rapporto esamina anche il ruolo della Islamic Development Bank, istituzione finanziaria con sede a Gedda e partecipata da 57 Paesi, nella quale l’Iran figura come terzo maggiore azionista. Nel 2023 la banca ha approvato 207 mila dollari per il Council of Islamic Schools in North America, organismo che si occupa dell’accreditamento e della valutazione degli istituti scolastici islamici. Altri finanziamenti, per quasi un milione di dollari complessivi, hanno sostenuto progetti edilizi della Brighter Horizons Academy in Texas. Sul versante cinese, l’indagine individua una continuità tra i programmi degli Istituti Confucio, progressivamente ridimensionati negli Stati Uniti, e il Center for Bridging Cultures, organizzazione con sede in Virginia guidata da Gao Qing, già dirigente del Confucius Institute U.S. Center. Documenti acquisiti dai ricercatori mostrerebbero il coinvolgimento del nuovo organismo nel sostegno amministrativo a insegnanti cinesi impiegati nelle scuole americane. La FDD richiama inoltre l’attenzione sulla proprietà privata degli istituti scolastici, citando Spring Education Group, rete di oltre 200 scuole controllata in maggioranza da fondi amministrati dalla società Primavera Holdings di Hong Kong. Secondo gli autori, simili assetti proprietari richiedono maggiore vigilanza anche per la possibile accessibilità delle informazioni riguardanti studenti e famiglie. Il rapporto distingue situazioni differenti, nelle quali il finanziamento straniero non dimostra automaticamente un’attività di indottrinamento. Il problema individuato riguarda soprattutto l’insufficienza dei controlli e la possibilità che soggetti legati a governi esteri intervengano, direttamente o indirettamente, nei programmi educativi. La FDD propone per questo di vietare i finanziamenti stranieri nelle scuole primarie e secondarie. La Georgia ha già adottato una normativa più limitata, che impone la dichiarazione di determinati contributi provenienti da fonti estere considerate sensibili. I primi rapporti saranno richiesti entro luglio 2027. L’inchiesta apre così un confronto destinato a coinvolgere le autorità federali e i singoli Stati americani. Al centro vi è la capacità del sistema scolastico di garantire trasparenza e autonomia educativa, evitando che le risorse economiche provenienti dall’estero diventino strumenti di influenza politica e ideologica.