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Israele. Al voto il 27 ottobre dopo 4 anni pieni per la prima volta dal 1988

La data è fissata dalla legge e chiude una legislatura segnata dalla guerra, dalla riforma della giustizia e dalla crisi degli ostaggi

Alessandro Carmi

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Israele. Al voto il 27 ottobre dopo 4 anni pieni per la prima volta dal 1988

Il 27 ottobre 2026 gli israeliani torneranno alle urne per eleggere la ventiseiesima Knesset. A rendere queste elezioni diverse da quasi tutte quelle degli ultimi decenni è soprattutto un dato: salvo colpi di scena, si voterà alla scadenza naturale della legislatura, un evento diventato ormai rarissimo nella storia politica israeliana. L’ultima volta accadde nel 1988. Da allora, crisi di governo, scioglimenti anticipati e lunghe fasi di instabilità hanno quasi sempre interrotto il mandato delle legislature prima della loro conclusione.

La data non è il risultato di una nuova crisi politica, bensì dell’applicazione delle norme contenute nella Legge fondamentale sulla Knesset. La legislazione israeliana stabilisce infatti che il voto si tenga nel mese ebraico di Cheshvan, immediatamente successivo alle festività di Tishrì, e che cada di martedì. Nel calendario civile, quest’anno, la coincidenza porta al 27 ottobre.

La scelta del periodo risponde a ragioni pratiche oltre che simboliche. Le campagne elettorali possono svolgersi dopo Rosh HaShanah, Yom Kippur, Sukkot e Simchat Torah, evitando la sovrapposizione con le principali festività religiose e con l’inizio dell’anno scolastico. Anche il martedì non è casuale. Oltre alla tradizione ebraica che lo considera un giorno propizio, perché nel racconto della Creazione compare due volte l’espressione “che era cosa buona”, consente di organizzare le operazioni di voto e di scrutinio senza interferire con lo Shabbat.

Il voto arriva al termine di una delle legislature più travagliate nella storia dello Stato di Israele. Il governo guidato da Benjamin Netanyahu ha attraversato la durissima stagione delle proteste contro la riforma del sistema giudiziario, poi il trauma del 7 ottobre 2023 con l’attacco di Hamas, la lunga guerra combattuta su più fronti, la questione degli ostaggi ancora trattenuti nella Striscia di Gaza e un acceso confronto politico sul servizio militare degli haredim, la comunità ebraica ultraortodossa.

Proprio mentre il Paese si prepara alla campagna elettorale, il governo entra nella fase di ordinaria amministrazione. Dopo lo scioglimento della Knesset continuerà a esercitare le proprie funzioni come governo di transizione, con poteri sostanzialmente integri ma soggetti, secondo la giurisprudenza israeliana, a un maggiore dovere di prudenza nelle decisioni più rilevanti, soprattutto per quanto riguarda nomine e provvedimenti destinati a produrre effetti permanenti.

Dal punto di vista storico, il voto del prossimo ottobre rappresenta un’eccezione. Da quando Israele ha adottato l’attuale disciplina costituzionale, le elezioni si sono svolte alla scadenza naturale della legislatura soltanto nel 1959, nel 1965, nel 1969 e nel 1988. Negli altri casi, le legislature si sono concluse anticipatamente per la caduta delle coalizioni, per l’impossibilità di approvare il bilancio dello Stato o per decisioni politiche che hanno portato allo scioglimento della Knesset.

Negli ultimi anni l’instabilità è diventata quasi una costante. Tra il 2019 e il 2022 Israele ha celebrato cinque elezioni in meno di quattro anni, una sequenza senza precedenti che ha prodotto governi di breve durata e lunghi periodi di paralisi istituzionale. Soltanto le elezioni del novembre 2022 hanno consentito la formazione dell’attuale esecutivo, rimasto in carica fino alla conclusione naturale del mandato.

Il precedente storico più significativo resta quello del 1973. Le elezioni previste per l’autunno furono rinviate a causa della guerra del Kippur e si svolsero soltanto il 31 dicembre, quando il Paese era ancora profondamente segnato dal conflitto. Pur appartenendo a contesti molto diversi, anche il voto del 2026 sarà inevitabilmente influenzato dal peso della guerra e dalle conseguenze politiche, militari e sociali degli ultimi tre anni.

La consultazione del 27 ottobre si preannuncia quindi come uno degli appuntamenti più importanti della storia recente di Israele. Gli elettori saranno chiamati a esprimersi sul futuro della leadership politica, sulla gestione della sicurezza nazionale, sulle riforme istituzionali e sulla ricostruzione della fiducia dopo una delle stagioni più difficili mai attraversate dallo Stato ebraico. In un sistema politico abituato alle elezioni anticipate, il semplice fatto di arrivare alla fine della legislatura costituisce già, di per sé, una notizia destinata a entrare negli annali della politica israeliana.