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La Colombia riapre all’Israele e porterà l’ambasciata a Gerusalemme

Il presidente eletto Abelardo de la Espriella ribalta la linea di Gustavo Petro e rilancia l’alleanza con lo Stato ebraico e gli Stati Uniti

Alessandro Carmi

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La Colombia riapre all'Israele e porterà l'ambasciata a Gerusalemme
Abelardo de la Espriella

La Colombia si prepara a ripristinare pienamente le relazioni diplomatiche con Israele e ad aprire la propria ambasciata a Gerusalemme, archiviando la rottura voluta dal presidente uscente Gustavo Petro. L’annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, al termine di un incontro a Washington con Omar Bula, designato a guidare la diplomazia del nuovo governo colombiano.

L’intesa entrerà in vigore dopo l’insediamento del presidente eletto Abelardo de la Espriella, previsto per il 7 agosto, e rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nella politica estera latinoamericana degli ultimi anni. Dopo oltre due anni di rapporti quasi azzerati, Bogotá e Gerusalemme si preparano infatti a ricostruire una collaborazione politica, economica e tecnologica che per decenni aveva caratterizzato i rapporti tra i due Paesi.

Secondo quanto reso noto dal ministero degli Esteri israeliano, il piano concordato prevede la nomina immediata dei nuovi ambasciatori, la riapertura delle rispettive sedi diplomatiche, l’abolizione dell’obbligo di visto per i cittadini dei due Paesi e il rilancio della cooperazione nei settori dell’innovazione, dell’agricoltura, della sicurezza e delle nuove tecnologie.

L’elemento politicamente più rilevante riguarda però la decisione del nuovo governo colombiano di trasferire la propria ambasciata a Gerusalemme, mantenendo una promessa formulata da de la Espriella durante la campagna elettorale. Israele si è impegnato a fornire tutta l’assistenza necessaria per agevolare il trasferimento della rappresentanza diplomatica.

La svolta segna una netta discontinuità rispetto alla presidenza di Gustavo Petro, che nel giugno 2024 aveva interrotto le relazioni diplomatiche con Israele durante la guerra contro Hamas, accusando il governo israeliano di gravi violazioni del diritto internazionale. Nello stesso periodo Bogotá aveva aperto una rappresentanza diplomatica a Ramallah, accentuando ulteriormente la distanza da Gerusalemme e collocandosi tra i governi latinoamericani più critici nei confronti di Israele.

L’elezione di de la Espriella ha modificato radicalmente questo scenario. Esponente conservatore e vicino agli Stati Uniti, il presidente eletto ha sostenuto fin dall’inizio della campagna elettorale che la rottura con Israele aveva compromesso interessi strategici della Colombia, sia sul piano diplomatico sia su quello economico. Tra gli obiettivi dichiarati del nuovo esecutivo figurano il rafforzamento dell’alleanza con Washington e il recupero delle storiche relazioni con lo Stato ebraico.

Gideon Sa’ar ha accolto con evidente soddisfazione il cambio di rotta. Dopo la vittoria elettorale di de la Espriella aveva scritto sui social che “ha vinto la Tigre, ha vinto la Colombia”, riferendosi al soprannome del nuovo presidente, e aveva espresso l’auspicio di portare i rapporti bilaterali “al livello più alto della loro storia”. L’incontro di Washington rappresenta ora il primo passo concreto verso quell’obiettivo.

Prima della crisi diplomatica, Israele e Colombia collaboravano intensamente in numerosi settori, dalla sicurezza alla lotta contro il terrorismo, dall’agricoltura alla gestione delle risorse idriche, fino alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica. La ripresa di questi programmi potrebbe offrire nuove opportunità economiche a entrambi i Paesi, in particolare nei comparti ad alta tecnologia e nella cooperazione industriale.

La decisione di aprire un’ambasciata a Gerusalemme assume anche un significato simbolico sul piano internazionale. Pur restando limitato il numero dei Paesi che hanno scelto di riconoscere Gerusalemme come sede della propria rappresentanza diplomatica, la scelta colombiana rafforza la posizione israeliana in America Latina e conferma come gli equilibri regionali possano cambiare rapidamente con l’alternanza politica.

Dopo una delle fasi più difficili nei rapporti tra Bogotá e Gerusalemme, il ritorno della Colombia tra i partner più vicini di Israele appare destinato a incidere sull’intero scenario diplomatico latinoamericano. Resta ora da verificare con quale rapidità il nuovo governo tradurrà gli impegni annunciati in decisioni operative e se altri Paesi della regione seguiranno la stessa direzione.