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Israele, sanità pubblica. Migliorano risonanze ma forti differenze tra gli ospedali

Per la prima volta il ministero della Salute diffonde dati nazionali su esami e interventi chirurgici mettendo in evidenza progressi, criticità e profonde disparità territoriali

Shira Navon

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Israele, sanità pubblica. Migliorano risonanze ma forti differenze tra gli ospedali

Per la prima volta il ministero della Salute israeliano ha pubblicato un quadro completo dei tempi d’attesa nel sistema sanitario pubblico, offrendo ai cittadini uno strumento di trasparenza finora assente. I nuovi rapporti, dedicati sia alle risonanze magnetiche sia a diciannove tra gli interventi chirurgici più comuni eseguiti negli ospedali generali, fotografano una situazione complessivamente positiva rispetto ad altri Paesi con sistemi sanitari analoghi, pur evidenziando differenze molto marcate tra le diverse aree del Paese e tra le singole strutture ospedaliere.

Il dato più incoraggiante riguarda le risonanze magnetiche. Nel 2025 in Israele ne sono state effettuate 570.076, contro le 523.512 dell’anno precedente, con un incremento dell’8,8 per cento. L’aumento dell’attività non ha comportato un allungamento delle liste d’attesa. Al contrario, il tempo mediano trascorso tra la prescrizione medica e l’esecuzione dell’esame è sceso da 37 a 35 giorni, mentre il tempo medio è diminuito da 57,3 a 55,1 giorni.

Anche il periodo compreso tra la prenotazione e l’esecuzione dell’esame si è ridotto, passando da una media di 45,2 a 41,1 giorni. Rimangono invece sostanzialmente stabili i tempi necessari dopo l’autorizzazione della cassa malattia, con una mediana di 28 giorni e una media di 47,2. Una volta completata la risonanza, l’interpretazione delle immagini richiede mediamente poco più di nove giorni.

Dietro questi numeri si nascondono però differenze territoriali significative. Il distretto centrale registra il più alto ricorso alla risonanza magnetica, con 69,3 esami ogni mille assicurati, mentre Gerusalemme si ferma a 37,2, il dato più basso del Paese. Anche la distribuzione delle strutture influisce sull’accessibilità. Se il 94 per cento dei residenti di Gerusalemme riesce a effettuare l’esame nel proprio distretto, nel Nord questa percentuale scende al 65 per cento, costringendo molti pazienti a lunghi spostamenti.

Il rapporto dedica ampio spazio anche ai tempi d’attesa per diciannove interventi chirurgici finanziati dal sistema sanitario pubblico e realizzati in ventotto ospedali generali. L’indicatore preso in considerazione misura il periodo che intercorre tra la decisione del chirurgo di operare e l’effettivo svolgimento dell’intervento.

Le attese più brevi riguardano la mastectomia con ricostruzione mammaria, per la quale il tempo mediano è di 25 giorni, e la colectomia, che si attesta a 27 giorni. Seguono gli interventi sul corpo vitreo dell’occhio e quelli neurochirurgici, con tempi rispettivamente di 29 e 30 giorni, mentre per l’asportazione della colecisti l’attesa mediana arriva a 36 giorni.

Molto diversa la situazione per altri tipi di intervento. La settoplastica, necessaria per correggere la deviazione del setto nasale, presenta la lista d’attesa più lunga con una mediana di 89 giorni. Seguono l’asportazione di tonsille e adenoidi con 78 giorni, la protesi di ginocchio con 70 giorni e l’inserimento dei drenaggi transtimpanici con 64. Per una protesi d’anca occorrono mediamente 57 giorni, mentre l’intervento di cataratta richiede 50 giorni.

Anche la percentuale di pazienti costretti ad attendere oltre tre mesi varia notevolmente. Quasi un paziente su due sottoposto a settoplastica supera i novanta giorni di attesa. La quota è del 43,9 per cento per tonsillectomie e adenoidectomie e del 37,2 per cento per le protesi di ginocchio. All’estremo opposto si trovano gli interventi oncologici più urgenti, come la colectomia e la mastectomia, per i quali solo poco più di un paziente su dieci attende oltre tre mesi.

Le differenze emergono con ancora maggiore evidenza confrontando i singoli ospedali. Per un intervento di cataratta, ad esempio, nel 2024 il tempo mediano era di appena 22 giorni all’ospedale Laniado di Netanya, mentre raggiungeva 202 giorni all’ospedale Carmel di Haifa. Ancora più marcato il divario per la settoplastica: all’Hadassah Ein Kerem di Gerusalemme la mediana arrivava a 260 giorni, contro tempi molto inferiori registrati in altri centri.

Il ministero della Salute sottolinea che, nel confronto con Paesi come Canada, Svezia e Norvegia, Israele continua a registrare tempi d’attesa relativamente contenuti, nonostante disponga di un numero di apparecchi per la risonanza magnetica inferiore in rapporto alla popolazione. La situazione è migliorata sensibilmente negli ultimi anni grazie a un importante piano di investimenti che ha portato il numero delle apparecchiature installate dalle dieci del 2008 a oltre settanta nel 2025.

Il direttore generale del ministero, Moshe Bar Siman-Tov, invita tuttavia a non accontentarsi dei risultati raggiunti. Pur riconoscendo che Israele presenta tempi medi migliori rispetto a quelli di molti Paesi dell’OCSE, ha sottolineato che persistono aree nelle quali i cittadini attendono ancora troppo a lungo e che l’obiettivo resta quello di ridurre le disparità territoriali e garantire un accesso sempre più uniforme alle cure in tutto il Paese.