L’antisemitismo è diventato un terreno d’incontro tra ambienti terroristici ed estremisti che, almeno sulla carta, si considerano nemici. Jihadisti, militanti dell’estrema destra e settori dell’area anarchica e rivoluzionaria attingono ormai allo stesso repertorio di odio, trasformando gli ebrei e Israele in bersagli capaci di tenere insieme visioni politiche incompatibili. È l’allarme contenuto nel rapporto europeo sul terrorismo pubblicato da Europol, che analizza gli attentati, gli arresti e le tendenze della radicalizzazione registrati nell’Unione durante il 2025.
Il conflitto seguito al massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023 ha accelerato questo processo. Secondo l’agenzia europea, immagini e notizie provenienti dal Medio Oriente sono state utilizzate per mobilitare sostenitori, rafforzare sentimenti anti-israeliani, antisemiti e antioccidentali e, in alcuni casi, giustificare azioni violente contro obiettivi ebraici. L’antisemitismo viene definito esplicitamente un elemento unificante tra soggetti terroristici ed estremisti di diversa provenienza ideologica.
La minaccia più consistente rimane quella jihadista. Nel 2025 gli Stati membri hanno segnalato 24 attentati riconducibili a questa matrice, dei quali nove portati a termine, con cinque morti e 81 feriti. Gli attacchi completati sono stati commessi da individui isolati e hanno impiegato soprattutto mezzi semplici, facilmente reperibili, a partire dai coltelli. Nello stesso periodo sono state arrestate 347 persone per reati collegati al terrorismo jihadista. Centotto avevano diciotto anni o meno, un dato che rivela quanto la radicalizzazione stia raggiungendo fasce sempre più giovani.
Lo Stato islamico continua a sfruttare la guerra di Gaza nella propria propaganda, presentando gli ebrei come obiettivi legittimi e sollecitando simpatizzanti privi di legami organici con l’organizzazione a colpire autonomamente persone, comunità e istituzioni. La struttura tradizionale del reclutamento ha lasciato spazio a percorsi più rapidi e disordinati, nei quali messaggi religiosi, culto della violenza, teorie cospirative e contenuti antisemiti si mescolano senza una preparazione ideologica coerente.
Le piattaforme digitali svolgono un ruolo decisivo. Il primo contatto avviene spesso attraverso contenuti apparentemente ambigui pubblicati sui social più diffusi, seguiti dal passaggio verso reti nelle quali circolano materiali apertamente terroristici e infine verso gruppi chiusi o sistemi di messaggistica cifrata. Meme, brevi video, immagini manipolate e montaggi creati dagli stessi utenti consentono alla propaganda di adattarsi al linguaggio dei più giovani e di eludere con maggiore facilità i controlli automatici.
L’aspetto forse più politicamente scomodo del rapporto riguarda il terrorismo di estrema sinistra e anarchico. Nel 2025 Europol ha registrato dodici attentati appartenenti a questa categoria, undici dei quali portati a termine. Dieci si sono verificati in Italia e uno in Grecia. In sette delle dieci rivendicazioni esaminate comparivano riferimenti antisemiti, anti-israeliani o antisionisti, spesso inseriti in un linguaggio anticapitalista e antimilitarista.
Tra gli episodi citati figura l’attacco del gennaio 2025 contro un’agenzia di viaggi italiana, danneggiata da un ordigno. Pochi giorni dopo, alla società fu inviato un pacco contenente un proiettile e una lettera che minacciava conseguenze per le presunte attività commerciali con Israele. Il caso mostra quanto facilmente l’opposizione politica possa trasformarsi in intimidazione e quanto l’antisionismo radicale finisca per individuare bersagli concreti ben oltre le istituzioni dello Stato ebraico.
Europol segnala inoltre il rischio legato alle reti vicine all’Iran e ai suoi alleati. Nel settembre 2025 le autorità austriache scoprirono un deposito di armi collegato a un uomo ritenuto vicino ai vertici di Hamas. Il mese seguente, in Germania, furono arrestati tre sospetti membri dell’organizzazione accusati di procurare armi destinate ad attacchi contro istituzioni israeliane o ebraiche. Il rapporto avverte che gruppi finora impegnati soprattutto nella raccolta di fondi e nel sostegno logistico potrebbero valutare operazioni dirette sul territorio europeo. La decisione dell’Unione europea di inserire i Guardiani della rivoluzione iraniani nella lista delle organizzazioni terroristiche, adottata nel febbraio 2026, riflette la crescente percezione di questo pericolo.
Il quadro delineato da Europol supera dunque la consueta distinzione tra estremismi. L’odio antiebraico circola da un ambiente all’altro, cambia lessico e simboli, conserva lo stesso bersaglio. La sfida per l’Europa sarà riconoscerlo anche quando si presenta sotto formule politiche considerate rispettabili, prima che la propaganda online, l’intimidazione e l’abitudine all’odio producano un nuovo salto verso la violenza.